lunedì , 28 Settembre 2020

Proviamo a fare chiarezza sulla ripresa degli allenamenti

Si riprende a giocare, o meglio si avrà la possibilità almeno all’inizio di allenarsi in uno sferisterio? Cerchiamo di fare un po’ di chiarezza. Le linee guida per la ripresa degli allenamenti sono arrivate dal Governo, o meglio dall’Ufficio per lo sport del Governo, lunedì 4 maggio, il giorno della fase 2, ma riguardavano solamente quelli per gli sport individuali. Molte federazioni di sport di squadra, Fipap compresa, hanno da quel documento cercato di preparare i propri protocolli per la ripresa degli allenamenti. Il punto è che ora manca quello relativo agli sport di squadra che non è ancora stato consegnato al Coni e a cascata sulle singole Federazioni (anche se oggi, giovedì 14 maggio è prevista una Giunta straordinaria del Coni e forse venerdì arriverà). Calcio a parte, che vive di interessi economici diversi da altre federazioni, ma che comunque, se ripartisse, metterebbe sul piatto comunque un protocollo che potrebbe essere ‘valido’ anche per altri sport, le federazioni degli sport di squadra stanno aspettando le indicazioni governative in merito alla ripresa degli allenamenti degli sport di squadra. Che dovrà – speriamo – fare chiarezza anche sulle responsabilità. Perché è vero che adesso, con quasi tutte le attività aperte, diventerebbe impossibile capire dove una persona possa aver contratto il virus, ma se nel malaugurato caso fosse uno sportivo, o meglio un giocatore di una squadra, ci sarebbe una qualche responsabilità penale per i presidenti? Vero, potrebbe averlo contratto in qualsiasi altro ambito, ma prevarrebbe quello sportivo visto appunto che è uno sportivo? E manderebbe in quarantena tutta la squadra? O basta che la società abbia preso tutte le precauzioni indicate nelle linee guida per essere esentata? Su questo punto serve massima chiarezza.

Intanto sull’argomento si proponiamo un articolo pubblicato sulla pagine di Asti del quotidiano La Stampa di martedì 12 maggio a firma di Franco Binello.

Fanno un certo effetto le immagini (che circolano ovviamente, rigidamente, solo via “social”) di un campione, anzi di un fuoriclasse del balòn come il cinque volte Tricolore Massimo Vacchetto, portacolori dell’Araldica castagnolese scudettata, costretto a palleggiare da solo contro il muro del cortile di casa. Colpi che sembrano «carezze» ovviamente, vista l’esiguità degli spazi in cui è stato costretto a muoversi in queste settimane, in questi mesi, un fenomeno degli sferisteri come Vacchetto. Un’immagine a suo modo emblematica: che se da un lato restituisce il campione ad un’idea quasi fanciullesca del ruolo (chissà quante volte, da bambino Vacchetto avrà ripetuto quel gesto, lanciando il pallone contro un muro, come tanti suoi coetanei che hanno poi smarrito invece per strada il sogno di essere i «numeri uno”), dall’altro rende nella sua cruda efficacia il senso del «nulla» attuale. Perchè la pallapugno, come il «cugino» tamburello (o tambass nella versione a muro) sono insieme al certamente meno popolare (solo in Langa e Monferrato sia chiaro) baseball, gli sport del sole per antonomasia. Ma che sia o possa diventare una molto malinconica estate per questi giochi una volta classicamente contadini, lo ammettono le stesse federazioni, guidate rispettivamente dal monregalese ex ministro alla Famiglia Enrico Costa (balòn) e dal bresciano Edoardo Facchetti (tamburello), reduce tra l’altro da una sofferta guarigione dal coronavirus. Due Federazioni che continuano – giocoforza – a rinviare ogni decisione sull’eventuale ripresa non solo dei tornei, ma mostrano evidenti impacci anche a districarsi nel sempre più impervio dedalo di indicazioni che arrivano dai decreti del Presidente del Consiglio a tutela della salute. I tifosi chiedono a gran voce, anche nelle dirette streaming (ormai diventate un’abitudine anche per i meno «tecnologici») di tornare all’agone e all’agonismo degli sferisteri. E c’è chi ipotizza formule abbreviate, sfide più o meno «secche» per assegnare titoli e medaglie. La realtà è un’altra: se anche solo per un allenamento si richiedono interventi di sanificazioni, palloni o palline da igienizzare continuamente, spogliatoi inaccessibili, guanti, mascherine, medici che devono presenziare e chissà cos’altro, come potrebbe fare un dirigente federale o di una società o anche un sindaco ad assumersi la responsabilità di autorizzare sfide, sia pure a porte chiuse? Certo, una volta si sarebbe giocato e basta, magari in una piazza «presa in prestito» col tacito assenso di tutti, in paese. Adesso arriverebbero i carabinieri.

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