Formula dei campionati, serve un cambiamento?

Atto secondo, la formula dei campionati. Quella scelta anche quest’anno è la Bresciano, ma com’è nata? Il nome deriva dal suo ‘inventore’, il professor Bresciano: è stata introdotta nel 1994 ed è, pur con qualche variante (come per esempio nel 2004 con un’ulteriore fase a gironi), rimasta immutata sinora. In realtà c’è stato un tentativo di cambiarla, sei anni fa, quando il Consiglio federale decise di introdurre una fase ad eliminazione diretta dopo la regular season. Delibera che rimase in sospeso un anno, visto l’opposizione di società e giocatori, e poi non fu reintrodotta. Una formula, la Bresciano, che funzionava in quel periodo visto l’equilibrio tra i capitani. Bastano due esempi: nel 1997 Stefano Dogliotti vinse lo scudetto senza vincere una partita nei play off, nel 2009 Danna e Corino (che avevano dettato legge in quel decennio con quattro scudetti a testa, dal 2003 al 2010) si incontrano in finale per la prima volta l’uno contro l’altro anche se avevano già sei tricolori, quattro Corino e due Danna. Adesso viviamo sul dualismo Vacchetto-Campagno, ma cosa succedeva ai tempi dei ‘sempre-ricordati’ Bertola-Berruti? La formula era quella che al termine della regular season solo le prime quattro approdavano ad un girone scudetto o direttamente alle semifinali. Cosa fare allora? Premesso che la formula perfetta non esiste, prima di tutto bisogna partire da tre presupposti che non possono essere messi in discussione: primo, ci deve essere una formula iniziale all’italiana perché tutti devono affrontare tutti per vincere uno scudetto, secondo, bisogna giocare in sferisteri omologati per la serie A, terzo, bisogna avere la massima territorialità possibile. Fermi questi aspetti e, ripetiamo, senza avere la formula magica della formula perfetta (permetteteci il gioco di parole), proponiamo due punti importanti per una riflessione: primo, meno squadre. Il che significa meno partite (e dunque più possibilità di aumentare le iniziative promozionali del balon) e più qualità in campo (e dunque spettacolo). Secondo, eliminazione diretta dopo la regular season. Perché è un dato di fatto che quando ci sono le partite da dentro o fuori gli spettatori vanno a vederle visto che i giocatori sono costretti a dare tutto per non uscire di scena. E, nel caso di meno squadre (e meno partite) si potrebbe anche immaginare una fase ad eliminazione diretta al meglio delle cinque partite. Proposte le nostre appunto. Vediamo allora quali sono i punti di vista sulla questione formula.

GIOCATORI – Anche in questo caso quello che ha scritto Michele Vincenti su questo punto nella lettera presentata al presidente Costa. «Secondo me il problema sta diventando la qualità del gioco ed il numero delle partite che non hanno storia e che non contano praticamente nulla. Tant’è vero che alla fine dell’andata dei play-off e play-out praticamente si conoscono già tre semifinaliste. Io sostengo da tempi non sospetti che la formula Bresciano non è di mio gradimento, ma a quanto pare devo essere uno dei pochi. La giustificazione che mi viene sempre portata a difesa di tale formula è che la stessa darebbe modo a giocatori di alta classifica che eventualmente si infortunino nella prima fase, di rientrare anche grazie ai play out, agli spareggi e dunque alle semifinali per la vittoria del titolo. Molto bene ma se, come è successo per due anni consecutivi, qualcuno dopo essere stato in testa alla classifica per tutta la regular season e per buona parte dei play off s’infortuna a questo punto, cosa succede? Succede che rischia comunque di vedere compromessa la stagione. Allora perché adottare una formula che tutela gli infortunati della prima fase e non quelli della seconda fase? Non sarebbe meglio prendere in considerazione l’idea che un infortunio può capitare e purtroppo a volte può anche condizionare una stagione, cercando dunque di evitarlo ottimizzando la preparazione invernale e magari posticipando la partenza dei campionati? Personalmente vedrei meglio una formula semplice con girone di andata, ritorno e successivo tabellone finale con scontri diretti (andata ritorno ed eventuale spareggio). Così si avrebbero sicuramente meno partite a livello meramente numerico ma sarebbero sicuramente partite che contano davvero, si potrebbe ritardare la partenza del campionato (questo si ricollega al discorso infortuni a inizio stagione), si avrebbe più tempo fra una partita e l’altra e dunque si avrebbe più tempo per disputare la Coppa Italia magari anche qui con una formula più interessante ed eventualmente rivitalizzare i tornei locali facendovi partecipare giocatori di prestigio, perché in fondo è anche questo un veicolo per far approcciare i bambini ed i giovani alla pallapugno. (…) Mi ricollego al discorso della formula per far notare che se ci fossero meno partite si potrebbe disputare la Coppa Italia o qualche torneo sperimentale magari provando questi o altri sistemi che possano giovare alla pallapugno».

FIPAP – Ancora la parola al vicepresidente Curetti. «Secondo me la formula Bresciano dopo più di vent’anni ha esaurito il suo compito, le esigenze di pubblico, società e spettatori sono diverse da allora e una formula più accattivante potrebbe contribuire a rivitalizzare l’interesse. Appartengo alla ridotta schiera di coloro che l’avrebbero già sostituita da tempo e non ho mai mancato di sostenerlo in tutte le riunioni in cui se ne è parlato negli anni scorsi, purtroppo l’alleanza di interessi tra la maggioranza delle società, che volevano molte partite (pensando che portassero più incassi) e di molti giocatori di primo livello per i quali la Bresciano era un po’ una polizza di garanzia per raggiungere posizione di vertice a prescindere da infortuni o periodi di scarsa forma, ha fatto sì che non se ne facesse mai nulla. Penso che da parte del Consiglio federale ci sia una piena apertura a riformare le formule dei campionati a partire fin dal 2019: se n’è già anche parlato ma poi si è deciso di rinviare la decisione al futuro perché è una scelta che deve maturare da una convinta adesione di federazione, società e giocatori. La Lega delle Società ha appena rinnovato i suoi vertici, con il presidente Lingua e il suo consiglio si è già instaurato un rapporto di proficua collaborazione, dovremo dargli il tempo di consultare le società e di formulare delle proposte così come lo potranno fare i giocatori.
Per conto mio bisogna snellire i campionati, attualmente si disputano troppe partite, specialmente nel periodo centrale della stagione le squadre giocano ogni tre-quattro giorni, non essendoci il tempo fisiologico per il recupero fisico i battitori rischiano infortuni o scadimenti di forma. Gli esiti dei playoff e dei playout sono quasi sempre decisi con largo anticipo, ragione per cui nel periodo di agosto-settembre sono davvero pochi gli incontri interessanti, in sostanza con questa formula rischiamo di annoiare il pubblico. L’ideale sarebbe che ogni squadra disputasse un incontro di campionato a settimana mentre in infrasettimanale si potrebbero disputare qualche partita di torneo e la Coppa Italia. Per il campionato di A non dispiacerebbe un primo girone all’italiana con dieci squadre, le prime sei passerebbero direttamente alla seconda fase (quarti di finale) mentre la settima con la decima e la ottava con la nona spareggerebbero tra di loro con partita secca per completare il quadro dei quarti. A questo punto si procederebbe ad eliminazione diretta al meglio delle tre partite con eventuale bella in casa della meglio classificata. Le due perdenti il primo spareggio di accesso ai quarti spareggerebbero tra di loro al meglio delle tre partite per non retrocedere. La finale si potrebbe anche disputare al meglio delle 5 partite, le prime due sarebbero da giocarsi sui campi delle due finaliste mentre gli altri incontri potrebbero essere disputati in campi esterni alle due squadre finaliste decisi prima di partire con le semifinali (potrebbe essere un modo per esportare la pallapugno di alto livello su zone meno coperte). Credo che ragionando con calma quest’inverno, avremo modo di trovare la formula che accontenti tutti (o che scontenti pochi), da alcuni segnali che giungono sia dalle società che dai giocatori la volontà di parlarne c’è. Se si riuscirà a trovare una soluzione sarà un bene per tutto il movimento altrimenti rimarrà in vigore la Bresciano: non è intenzione del Consiglio federale fare barricate per difendere o abolire la Bresciano ma l’importante è trovare una formula soddisfacente che possa durare nel tempo e che possibilmente sia trasversale e uguale per tutte le categorie.
Contestualmente alla revisione della formula dei campionati dovremo ragionare anche su come accorciare le partite e su come eliminare i tempi morti nelle partite stesse. Incontri di tre ore, tre ore e mezzo sono anacronistici, spesso noiosi, nessun giovane spettatore ha la pazienza di aspettare così tanto la fine di una partita mentre gli anziani hanno il problema fisico di resistere seduti scomodamente, tutti quanti, giovani o meno giovani, hanno il problema del rientro a casa dopo una partita che finisce a mezzanotte e quindi spesso  rinunciano ad assistervi. Cominciare a parlare di questi argomenti è un primo passo nella direzione giusta».

LEGA DELLE SOCIETÀ – La parola al presidente Simone Lingua. «Partiamo dal dato statistico. La formula Bresciano è in vigore da oltre vent’anni. Ciò significa che ha accompagnato diverse generazioni di atleti e ha in generale riscosso il favore del pubblico, specialmente nei primi anni. Credo, però, che sia arrivato il momento di pensare a una nuova formula per i campionati. La Bresciano presenta alcune criticità importanti: si giocano tante partite, spesso ravvicinate e ciò ha comportato un aumento del numero di infortuni dei giocatori. Per riuscire a disputare l’intero campionato, visto il numero elevato di incontri, si è costretti ad iniziare la stagione regolare nei primi giorni di aprile, quanto le temperature sono spesso ancora fredde sia per chi scende in campo, sia per chi assiste sulle tribune e con il rischio sempre più frequente, che le prime giornate vengano rinviate per le avverse condizioni atmosferiche, dovendosi poi recuperare più avanti, con il rischio di congestionare ulteriormente gli impegni dei giocatori nei mesi centrali del campionato. Questa formula sarà adottata nella prossima stagione anche per il campionato di serie B che vedrà ai nastri di partenza 12 formazioni, due in più rispetto alla serie A, conseguenza di ciò sarà quindi ancora un maggior numero di incontri. Insieme al direttivo della Lega ed assieme alle società che rappresentiamo, siamo favorevoli a pensare ad un nuovo format per i campionati e durante gli incontri con il Consiglio federale ho constatato che c’è volontà comune di sedersi intorno a un tavolo per discutere nuove soluzioni. D’altronde, pur nel rispetto dei rispettivi ruoli e delle autonome valutazioni che da essi derivano, c’è la volontà, insieme agli organi federali, di intraprendere un percorso comune di rinnovamento della pallapugno e le formule sono sicuramente un caposaldo su cui basare il cambiamento. Personalmente mi piacerebbe molto adottare anche nella pallapugno la formula mutuata dagli sport americani come il basket Nba o l’hockey, o per rimanere in Italia, una formula simile a quella adottata nel campionato italiano di pallavolo.
Dopo una fase preliminare con girone all’italiana, una tabellone finale ad eliminazione diretta che veda coinvolte le prime 8 classificate (su un numero complessivo di 12) il lizza per il titolo incrociarsi tra loro con i seguenti abbinamenti 1-8 2-7 3-6 4-5 con sfide di primo turno al meglio delle tre e semifinali e finali al meglio delle 5 partite. Idem per il tabellone play out che vedrà coinvolte le ultime 4 classificate. Credo possa essere una formula in grado di attirare maggiormente il pubblico negli sferisteri. Credo che qualunque sia la formula che verrà adottata debba comunque essere volta ad avere un minore numero di partite, sia a tutela dei giocatori che anche delle società che spesso vengono penalizzate doppiamente dall’infortunio dei propri battitori non potendo da un lato competere nel campionato e dall’altro dovendo rinunciare agli introiti derivanti dai mancati incassi delle partite che il giocatore ha dovuto saltare. Una formula più snella quindi ma che dia le maggiori garanzie possibile al pubblico in termine di qualità degli incontri. Su questa tematica, come su altre quali la riduzione della durata delle partite, la possibilità di giocare con le 4 cacce sempre posate a terra e molte altre ribadiamo, come già fatto in Consiglio, la nostra disponibilità ad un sano e costruttivo confronto in grado di portare a decisioni che possano essere condivise se non da tutti almeno da molti».

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