mercoledì , 21 novembre 2018
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Il presidente della FIPV Cazaubon© CMP (Marc Casanovas)

L’Italia e la pelota: ecco cosa ci ha detto il presidente della federazione internazionale Xavier Cazaubon

L’Italia, o meglio la Fipap, è l’unica federazione europea, escluse le potenze Spagna e Francia, presente ai Mondiali di pelota basca a Barcellona. Ed è presente con un atleta che di italiano ha solo il cognome, ma di fatto vive e gioca in Francia. Difficile per l’Italia, ma per gli altri paesi europei, avere (o meglio costruire) impianti come quello di Vall d’Hebron a Barcellona, realizzato per i Giochi Olimpici del 1992, oppure come il Bizkaia di Bilbao. E anche nella stessa Francia impianti così imponenti sono pochissimi. Eppure in Italia c’era un impianto di pelota, quello di Milano, in via Palermo, adesso ristrutturato in modo impeccabile, ma impossibile da sfruttare per il gioco, visto che è stato ‘convertito’ per sfilate ed eventi. Quale può essere lo sviluppo della pelota in Italia, in pratica sconosciuta ai più, e come ci considerano i vertici della federazione internazionale? Lo abbiamo chiesto direttamente a Xavier Cazaubon, rieletto presidente per il prossimo quadriennio.
«L’Italia è importante. Quando c’era l’impianto di Milano c’era la squadra di cesta punta, chiuso Milano l’attività si è persa. Adesso è tornata con Jean-Baptiste Rossi, ma è chiaro che vorremmo superare questo e avere un team italiano».
Quasi impossibile senza impianti.
«L’unica strada per l’Italia, ma il discorso vale per moltissimi altri paesi, è quella del frontball: è facile, meno costoso, urbano, spettacolare, divertente per i giovani. Con il frontball vogliamo entrare in molti altri paesi: in Europa certo, ma penso anche all’Africa, all’Asia, il Nord America. Cina e Stati Uniti ci sono già, uno dei miei prossimi obiettivi è quello di allargare il più possibile il raggio d’azione della Fipv. E il prossimo anno ci sarà il primo Mondiale di frontball: vorrei vedere qualche azzurro in gara».
Capitolo Giochi Olimpici.
«Anche in questo caso la strada è il frontball, un po’ come è stato per il rugby a 7 rispetto a quello tradizionale, per intenderci. Serve la presenza in cinque continenti e in un numero minino di nazioni (a Barcellona senza frontball sono 14, tre europee, Stati Uniti e le restanti solo di Centro e Sud America) solo così possiamo pensare di tornare olimpici. Prima di tutto la Fipv è riconosciuta da CIO, meglio ha sempre il riconoscimento olimpico. Siamo andati ai Giochi Olimpici giovanili a Buenos Aires a inizio ottobre come sport dimostrativo proprio con il frontball: lo hanno provato tutte le delegazioni ed è venuto anche il presidente Bach. E si è divertito».
Per i Giochi Olimpici del 2024, quelli dei ‘grandi’ in programma a Parigi?
«Il discorso è molto semplice: il comitato organizzatore ha la facoltà di ammettere due specialità. Ci siamo anche noi, insieme a petanque, paracadutismo, orienteering… Vedremo se saremo ammessi e se sì decideremo con quale specialità, anche considerando quante medaglie ci daranno da assegnare. Potremmo sfruttare gli impianti di Biarritz, dove c’è anche il surf, oppure quelli di Parigi, dove tra l’altro abbiamo organizzato il torneo di frontball che era un po’ l’anteprima del prossimo Mondiale. Ma ci sono anche i Giochi del Mediterraneo in cantiere».
Dunque potrebbe essere anche il frontball?
«Potrebbe essere il frontball… E guardate che per noi avere sul podio non sempre Spagna, Francia o Messico sarebbe il successo più bello».

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