Un po’ gli mancava la serie A, l’ha sempre messa nel mirino in queste due stagioni di B. Davide Barroero adesso c’è, con la maglia della Virtus Langhe. «L’avevo solo riassaggiata con la Superlega, in testa ho quell’8-8 con Raviola quando ho sostituito Campagno a Canale, ma ovviamente puntavo ad un campionato intero: quando è arrivata la chiamata della società doglianese non ci ho pensato due volte. Mi hanno accolto a braccia aperte, chiedendomi solo il massimo possibile. E io ce la voglio mettere tutta».
Tanto da intensificare il lavoro, giusto?
«Sono partito a inizio novembre, sia in palestra che poi sul campo di atletica: ho raddoppiato le ore di allenamento rispetto all’anno scorso».
Già, ma sul campo?
«Beh, ci siamo allenati anche lì parecchio. Lo sferisterio di Dogliani è regolare, non a caso lo scelgono tutti per gli spareggi. Lo svantaggio è paradossalmente anche questo: tutti ci giocano bene, però noi avremo i metri in battuta e proveremo a farli fruttare. Anche se sarà una montagna da scalare».
La squadra?
«Credo che siamo la formazione più giovane del campionato. Per la prima volta a 28 anni mi ritrovo il più vecchio della squadra… Ho voluto con me ancora Alessandro Veglio: l’ho allenato quando era un ragazzino, l’anno scorso poteva essere una scommessa il suo debutto in B, invece se l’è cavata alla grande e sono convinto che farà bene anche in serie A. Con Luca (Lingua) avevo già giocato a Mondovì, mentre Umberto (Drocco) l’ho solo affrontato da avversario: mi ha sorpreso per le sue capacità nel colpo. Sono contento, una bella squadra: credo che troveremo prestissimo i giusti equilibri in campo».
In panchina ritrovi anche papà Mauro.
«Ne trovo due di Mauro, lui e Raviola…e tra l’altro sono anche della stessa leva. Detto questo, avere mio padre a fianco è uno stimolo incredibile, visto che mi allena da quando ho iniziato a giocare a pallapugno».
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