Un pallone che può cambiare la partita, un 15 che può cambiare la carriera. Cosa si prova quando arrivi al ventunesimo gioco in finale? Lo abbiamo chiesto ai capitani che lo hanno vissuto. Quelli che hanno vinto lo scudetto quasi non si ricordano più nulla, quelli che lo hanno perso hanno ancora adesso tutto chiaro quello che è successo. «Io in finale ho vinto e perso 11-10 – racconta Roberto Corino – e non ricordo assolutamente nulla. In quei momenti arrivi in trance agonistica, non senti più nulla, nessuna voce, niente. La testa solo sulla giocata. Un susseguirsi di emozioni talmente forti che raramente potrai rivivere, da farti mancare il fiato. Cosa dire alla fine all’avversario? Non hai parole, basta uno sguardo, dall’altra parte hanno vissuto le stesse sensazioni». Dall’altra parte nella finale, ed era spareggio, quello di Madonna del Pasco, c’era Alberto Sciorella. «Mi ricordo tutto, o meglio ho ben chiare certe situazioni che avrebbero potuto cambiare la partita, e non solo la ‘bella’. Come flashback che ritornano subito appena ne parli. Mi raccontano di partite vinte e dico di sì, bellissime, ma onestamente non ricordo nulla, ma di quel pallone che ha toccato e rlmbalzato il muro nella gara del Mermet che ho ricacciato agli 85 con la caccia ai 75 e non l’ho presa, o di quel gioco nello spareggio dove battendo alla ligure volevo cercare il muro e non l’ho mai trovato, beh quei momenti non me li sono dimenticati. Cosa fare? Gli errori fanno esperienza, ma la testa deve dimenticare subito tutto». Al ventunesimo gioco in finale Paolo Danna ha vinto. «Quando arrivi 10-10 sei orgoglioso di quello che hai fatto, comunque vada. Sai di aver dato tutto e sai che di fronte hai un avversario che ha dato tutto. L’ultimo gioco è un po’ come i calci di rigore: serve freddezza, lucidità, un po’ di fortuna. Cosa pensano Vacchetto e Campagno? Credo abbiano la stessa idea in testa: che puoi vincere la prossima». Un altro capitano che ha solo sfiorato lo scudetto, perdendo al ventunesimo gioco è Flavio Dotta che con Giuliano Bellanti era sotto 7-3, ha rimontato e poi perso. «Il rammarico resta, ma parte del gioco, lo sai. Poi, certo rivedi al quel pallone sulla riga che l’arbitro non ha visto, ti passano nella testa tanti ‘se’, ricordi i tanti sacrifici fatti per giocarti tutto in solo gioco e così quando arrivi nello spogliatoio, lì sei davvero da solo non puoi non crollare. Piangi e basta».
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Ricordo pefettamente quella partita di spareggio a madonna del pasco tra corino e sciorella.Ero li,purtroppo piu’ giovane, e fini’ quasi alle otto di sera con le luci dei riflettori e corino ad esultare all’ultimo respiro.La partita piu’ bella mai disputa fin dai tempi di bertola e berruti al laiolo di monastero bormida.E ricordo anche nella partita precedente al mermet dove il pallone rimbazo’ per tutta la parte superiore del muro finendo in intra tra la disperazione di corino,cose mai viste.queste sono pagine memorabili di questo sport.Facciano si’,i dirigenti di questo sport,che tutto cio’ prima o poi non rimanga solo piu’ una pagina impolverata di un bel libro dimenticato,ma sia una storia epica da raccontare a un giovane che in un lontano futuro sara’ ancora in uno sferisterio ad ammirare partite di questo tipo.