Primo approfondimento, partendo dalle classifiche dei giocatori e dal montepunti. Il meccanismo delle classifiche dei giocatori su basi oggettive è entrato in vigore nel 2005: prima invece il metodo adottato prevedeva la formazione di fasce di giocatori (decise da una apposita commissione federale) che su base soggettiva poneva precisi paletti impedendo ad alcuni giocatori di poter giocare con altri, oppure di giocare in serie minori rispetto alla loro fascia di appartenenza. Il nuovo metodo di classificazione dei giocatori (rimasto sostanzialmente invariato in questi anni) prevede che ogni atleta in base alla sua partecipazione in una determinata categoria (dalla serie A fino alla C2) ed in base al ruolo ricoperto abbia un punteggio base. A questo punteggio base vengono aggiunti i punti acquisiti per ogni vittoria conseguita nella prima fase di campionato ed inoltre i punti acquisiti in base al piazzamento nella classifica finale. Per fare un esempio, un battitore di serie A ha 200 punti base, 10 punti per ogni vittoria nella prima fase ed infine da un minimo di 10 punti (se arriva ultimo) ad un massimo di 100 punti (se vince il campionato) in base al piazzamento finale. Originariamente il regolamento prevedeva l’assegnazione di un ‘malus’ per un giocatore che vincesse due campionati consecutivi della medesima serie (lo hanno preso Corino, Danna e Campagno), ma poi tale norma venne abrogata. Il punteggio di ogni singolo atleta è la somma dei punti, così come sopra descritto, che il giocatore ha acquisito nelle ultime due stagioni disputate. Ogni squadra in base alla partecipazione in una determinata categoria deve rispettare un determinato montepunti: originariamente questo montepunti era quello che risultava dalla media delle prime quattro classificate di ogni campionato. Successivamente, il montepunti è stato determinato differentemente: per la prossima stagione, il Consiglio federale ha confermato per B, C1 e C2 i medesimi montepunti in vigore ormai dal 2014, mentre per la serie A ha fissato il limite in 1.150 punti, cifra determinata dalla media tra una squadra che vinca tutte le partite della prima fase e poi vinca lo scudetto ed una squadra che perda tutte le partite e quindi arrivi ultima (la cifra esatta era 1.132 arrotondata a 1.150). Ecco, allora, come ‘vedono’ il montepunti giocatori, federazione e società.
GIOCATORI – Cosa si legge nella lettera di Vincenti? «Innanzitutto trovo assurdo che, oltre al limite di punteggio massimo per la composizione della squadra, sia stato riproposto il limite di punteggio nella scelta dei componenti della squadra. Il riferimento è alle squadre con battitore avente punteggio superiore a 825 (…) che non potranno schierare terzini con più di 100 punti e spalle con più di 200. Se il ragionamento fatto è che il punteggio corrisponda alla qualità del giocatore, perché penalizzare quelli considerati forti? (…) Perché qualcuno deve essere obbligato dalle norme a giocare con squadre di media classifica (o magari si accontenti di restare fermo per un’annata) nell’attesa di vedere abbassato il proprio monte punti e di conseguenza essere potenzialmente schierabile l’anno successivo in squadre di livello alto che puntino a risultati di vertice. (…) Il massimo poi è che alcuni giocatori con punteggio alto non possano scendere di categoria. Vi faccio un esempio personale: a Lequio Berria (mio paese di origine) sono alcuni anni che si ventila l’idea di riprovare a disputare un campionato federale di C1 o C2. In tal caso io non potrei prendervi parte perché ad oggi (campionato in corso) ho già più di 100 punti. Ma vi sembra logico? Se l’idea che sta alla base del porre limiti di punteggio nella composizione delle squadre è quella di dare la possibilità ai giovani di inserirsi nei campionati senior, allora tanto vale adottare la regola dei campionati di calcio dilettantistici in cui è d’obbligo schierare giovani, che siano under 21 o 23 poi fa lo stesso. Inoltre mi piacerebbe sapere da cosa scaturiscono questi punteggi e questi limiti, perché trattandosi di numeri da qualche cosa devono derivare. Perché 1150 e non 1160 o 1125? Perché 825 e non 815 o 830? Perché 100 e non 95 o 105? Questi punteggi sono stati stabiliti dal Consiglio del 7 agosto svoltosi dunque a regular season terminata, in un momento in cui fatto salvo il punteggio derivante dal piazzamento finale il resto dei punti è già stato assegnato. Dunque permettetemi di farvi notare che con pochi calcoli è facile presumere il punteggio finale o comunque il punteggio massimo dei giocatori (…). Veniamo poi ai soliti metri di vantaggio in battuta che puntualmente vengono riproposti. Io sono convinto che in serie A si debba battere dai 6 metri, altrimenti si scende di categoria. Il bonus potrebbe essere concesso eventualmente solo agli esordienti in serie A ma a nessun altro. Devo dire che dal confronto con i colleghi giocatori la maggior parte si dice contraria all’assegnazione dei metri di vantaggio, ma effettivamente ad oggi non mi risulta che ci siano state società che hanno rinunciato a tale vantaggio».
FIPAP – La parola al vice presidente Curetti. «Il Consiglio federale è in carica da meno di dieci mesi: oltre al presidente Costa ne fanno parte dieci persone con svariate e diverse esperienze alle spalle, ma tutti accomunati dalla grande passione per la pallapugno per la quale da anni spendono tempo e risorse personali a titolo completamente gratuito. Liquidare l’impegno di queste persone banalizzandolo a puro esercizio di incompetenza mi è parso ingeneroso soprattutto nei confronti del presidente: non dimentichiamo che l’onorevole Costa prese in mano la Fipap 12 anni fa con un debito di circa 200.000 euro, un movimento ridotto ai minimi termini sia in termini di squadre giovanili che Senior ed è riuscito a portare il bilancio in pareggio ed a quasi triplicare il numero dei tesserati. Fin da subito l’attuale consiglio ha individuato come causa degli squilibri palesati negli ultimi campionati di serie A, la concessione di molte deroghe ai regolamenti, concesse sotto la pressione di società o singoli giocatori. Deroghe che nel lungo termine hanno snaturato l’obiettivo che fu posto quando furono introdotte le classifiche giocatori e cioè livellare le forze in campo tramite un metodo oggettivo e non soggettivo come succedeva in passato. Ma torniamo alle ‘deprecabili’ classifiche: al momento sono l’unico metodo per provare a raggiungere l’auspicato equilibrio. L’equilibrio, come si sa, sta nel mezzo: il punteggio medio di una squadra di serie A è di 1.131 punti (arrotondato per eccesso a 1.150), media tra una squadra che vinca il campionato e tutte le partite della prima fase ed una squadra che al contrario perda tutte le gare della regular season ed arrivi all’ultimo posto. Quindi in linea teorica una formazione dovrebbe essere composta da giocatori che abbiano i seguenti punteggi pro capite: battitore 690 punti (media tra il massimo di 960 punti e il minimo di 420), spalla 245 (media tra 380 e 110), terzini 98 punti ciascuno (media tra 152 e 44). Ovviamente non è possibile formare una squadra del genere perché ogni giocatore ha un suo punteggio personale più alto o più basso della media. Quindi si è pensato di tenere il punteggio totale della squadra un po’ superiore alla media (1.150) ma di imporre una limitazione per cui i ‘big’ di ogni ruolo non potessero giocare insieme per evitare di creare squadre troppo forti rispetto ad altre. Di conseguenza nel 2018 i battitori che arrivino a totalizzare 825 punti (cioè l’85,9% del punteggio massimo raggiungibile, 960 punti) non possono giocare con spalle che abbiano 200 punti (cioè il 52,6 % del punteggio massimo raggiungibile, 380 punti) e terzini con 100 punti (cioè il 65,8% del punteggio massimo raggiungibile, 152 punti). Il punteggio delle spalle, ‘merce sempre più rara’, è stato tenuto volutamente leggermente più basso per agevolare un maggiore movimento da una squadra all’altra (quante volte negli sferisteri si sente questa affermazione: tizio è bravo!.. certo che se avesse una spalla più forte!). Ci siamo anche posti il problema che qualche giocatore, per scelte sue o per altre ragioni, potesse essere tagliato fuori dalla serie A, ma abbiamo deciso comunque di inserire un limite all’impiego nelle serie minori per impedire che giocatori di categoria e qualità superiore potessero andare a squilibrare i campionati minori. Questi limiti sono stati posti a 225 punti per le spalle (59,2% del punteggio massimo ottenibile in serie A) e per i terzini 100 punti (65,8 % del massimo punteggio ottenibile in serie A). I ragionamenti che abbiamo fatto sono opinabili finché si vuole (ci mancherebbe altro!), ma al di là del clamore mediatico che possono suscitare alcune proteste sono ampiamente condivisi da una maggioranza silenziosa di addetti ai lavori che in questi giorni ci ha manifestato la piena approvazione. Per quanto riguarda i metri di vantaggio in battuta so che alcuni battitori pur avendoli non li utilizzano ma se è vero che sono tutti contrari nessuno può vietare ad un battitore che dispone dei vantaggi di staccare il pallone dai 6. La scelta però di introdurre i vantaggi è motivata dal fatto che comunque a parere di tutti il battitore incide per il 70-80% sulla competitività complessiva della squadra: abbiamo ritenuto quindi che fosse necessario questo dispositivo per livellare leggermente le squadre. Le nuove norme sono state varate volutamente il 7 agosto proprio perché in quel preciso momento le potenziali pretendenti al titolo erano ancora 9 e quindi nessuno di noi era in grado di definire quale sarebbe stato il reale punteggio finale dei giocatori e quindi per fugare ogni dubbio sul fatto che si pensasse che volessimo premiare o penalizzare qualcuno. Ricordo che l’anno scorso le norme furono adottate ad ottobre inoltrato a risultati e punteggi praticamente acquisiti e da molti furono interpretate come un ‘accomodamento’ tra più interessi di parte. Per il futuro, spero non troppo lontano, mi auguro che ci siano i presupposti per una totale abolizione dei punteggi: nel frattempo è ferma intenzione del Consiglio mantenere inalterata questa impostazione di base, riservandosi la possibilità in futuro di apportare qualche piccola modifica non essenziale che dovesse servire per correggere qualche eventuale distorsione che dovesse palesarsi.
A me personalmente le classifiche non piacciono (e mi sento di poter dire che non piacciono a nessuno dei consiglieri federali), molto meglio sarebbe non averne bisogno, ci sarebbero meno discussioni, meno lavoro da parte della segreteria, meno pressioni su un argomento che ritengo non di interesse primario per il mondo della pallapugno. Purtroppo però in questo momento storico di carenza di ‘top player’ sono l’unico strumento disponibile per portare un minimo di equilibrio nei campionati e di conseguenza l’interesse del pubblico, degli sponsor e delle società verso la serie A. Un campionato senza classifiche dove si unisca alla forza intrinseca di un battitore quella economica della società in questo momento non potrebbe annoverare più di 2-3 squadre, mentre le altre sarebbero chiamate a ruoli di semplice comprimarie perché il gap tecnico ed economico sarebbe incolmabile. In una situazione del genere quale società avrebbe ancora un interesse a partecipare ad un campionato dove non avrebbe la minima possibilità di avvicinarsi ai primi? Quale sponsor avrebbe l’interesse ad investire su una squadra sicura perdente?
Respingiamo al mittente le affermazioni di chi (per fortuna una nota minoranza), in malafede ci ha accusati di stoltezza, di faziosità o di altre accuse tipiche di chi ragiona con pregiudizio. Questo Consiglio ha agito e agirà sempre con umiltà ed impegno ma con fermezza e imparzialità, assumendosi le proprie responsabilità, insensibile a condizionamenti, minacce e ricatti vari: non abbiamo la bacchetta magica per risolvere i numerosi problemi della pallapugno, ma ci stiamo provando con dedizione e passione ben sapendo che nessuno di chi ci critica ha la soluzione in tasca».
LEGA DELLE SOCIETÀ – La parola anche al presidente Lingua: «Sono il più ‘fresco’ in nomina, essendo stato eletto solo nel maggio del 2017, ma frequento gli sferisteri sin da bambino e ho avuto modo di assistere ai cambiamenti che si sono susseguiti nel corso degli anni. Da quando rivesto il ruolo di presidente ho partecipato alla maggior parte dei consigli federali, pur non avendo diritto di voto, e ho potuto constatare di persona l’impegno e la determinazione che ha mosso l’intero consiglio nel delineare queste nuove regole. Nello specifico, il montepunti è stato uno degli argomenti più dibattuti ed il risultato finale, che personalmente condivido, rispecchia a mio modo di vedere l’obiettivo posto alla base della scelta, cercare di creare maggiore equilibrio al campionato ed invogliare il pubblico a tornare negli sferisteri per assistere a partite maggiormente combattute. Mi spiace aver letto da una parte minoritaria degli addetti ai lavori che queste siano regole ad hoc per penalizzare due giocatori. Far passare questo tipo di messaggio, anche un po’ montato ad arte per creare polemica, non giova certo alla crescita del nostro movimento. Non è mai stato il desiderio di impedire a Tizio e Caio di vincere lo scudetto il principio cardine da cui sono scaturite queste regole, ma al contrario permettere ai top player di misurarsi per tutta la stagione con squadre competitive in grado di regalare al pubblico partite emozionanti e spettacolari anche grazie alla maggiore competitività delle altre formazioni.
Dal punto di vista delle società, che io rappresento, credo che il montepunti così come concepito, permetta a molti più presidenti di serie A di allestire formazioni competitive, che si presentino ai nastri di partenza del campionato con reali ambizioni di vittoria o quantomeno con la possibilità di giocare per le posizioni che contano. Posso comprendere il rammarico di una parte di giocatori di fronte a queste regole, ma vorrei sottolineare che, a fronte di pochi scontenti, occorre pensare anche a quelli, e sono la maggioranza, che da queste regole possono trarre vantaggio e che infatti sposano le decisioni prese. Da ultimo vorrei sottolineare che, se è vero che sono i giocatori a scendere in campo e a dare vita e spettacolo alle partite, è altrettanto vero che ciò avviene perché alle spalle ci sono le società che attraverso il reperimento di risorse umane ed economiche permettono loro di poter giocare.
Sappiamo tutti che le società sono composte da persone che impiegano il loro tempo, nella maggior parte dei casi gratuitamente, per passione e che lo fanno mosse dalla volontà di non vedere morire il nostro amato sport. Queste persone si adoperano per trovare sponsorizzazioni utili a mantenere i costi di gestione delle squadre, volontari addetti alla manutenzione del campo e a gestire tutto ciò che permette alla fine al pubblico di potersi sedere e guardare una partita. Penso sia giusto permettere alla maggior parte delle società di poter allestire squadre forti, in grado di lottare per il vertice, di portare di nuovo la gente nei campi, progetti in grado di creare proprio grazie alla competitività, nuovi sponsor in grado di investire nelle singole realtà. Sapete tutti, benché il mercato ufficialmente non sia ancora aperto, qual è la composizione delle quadrette della serie A 2018: se le conoscete, non basta aggiungere altro… solo sperare che l’inverno passi in fretta».
LoSferisterio Il magazine della pallapugno e degli sport sferistici