Emozioni a Europilota

Da Massimo Mantovani, medico della squadra italiana agli Europei, riceviamo e pubblichiamo questo racconto sulle emozioni a Europilota 2010

Si parte per Valencia: una giornata uggiosa di quelle che fanno già rimpiangere la passata estate. Occhi assonnati in un mattino di pioggia insistente, mentre la nebbia inizia a dissolvesi alle prime luci dell’alba. Traffico maledetto lungo la strada per Orio al Serio: ci aspetta il volo della Ryanair, ma non ci accorgiamo che aleggia l’ombra della sfortuna. Volo cancellato al gate 17 dopo lunga attesa e le normali prassi aeroportuali. Pensiamo quasi di tornare a casa. Non si può combattere contro la ‘jella’ che ci perseguita. Poi improvvisamente, ci chiniamo a raccogliere le poche briciole di fortuna di un mattino nato male.
Voliamo a Barcellona in extremis dal gate 13! Scorgo dall’alto i dodici Apostoli della Sagrada Familia, le meravigliose guglie di Gaudì e mi sembra di annusare l’aria rarefatta delle chiassose ramblas. Siamo in Spagna! Estamos en la tierra del sol y de los toros. Non lontani da Valencia il cielo si tuffa nel mare azzurro di Barcellona che si apre tra uno scroscio e l’altro, mentre il bus evita per un pelo un povero labrador e schiva un incidente accaduto davanti a noi sull’asfalto bagnato.
Nonostante tutto ci siamo anche noi! Cerimonia d’apertura semplice, bella, rumorosa; non si è capito nulla in nessuna lingua delle numerose personalità convenute in pompa magna. Pessimo audio, ma in fondo. Poi musichette, pezzi classici, danze, pulcini atletici che zampettano ovunque ed improbabili ballerini sculettanti: tanta tenerezza.
Domani si gioca. Il mattino inizia con l’Inghilterra. Gli rifiliamo un secco 6-0. Gli Spagnoli ci ricambiano la cortesia con lo stesso punteggio, ma almeno, loro, sono simpatici e poi giocano in casa. Non battono la palla; sparano bordate rasoterra imprendibili, con un obice alzo zero chiamato polso mobile snodato. C’è nulla da fare, ma siamo lo stesso in semifinale.
Il giorno dopo c’è la partita con il Belgio: coriacei, tosti, ombrosi ed un tantino ‘strani’. Ma noi siamo abituati alle nebbie di Langa e non ci lasciamo intimidire. Partita emozionante, tachicardia compresa nel prezzo, arbitraggio casereccio meritevole di visita oculistica approfondita, partigianeria sospetta, ma la spuntiamo con un 6-4 sofferto, ma meritato. Solite strette di mano accompagnate da grugniti avversari. L’hanno presa male. Ci ricorderanno.
Tutto scorre veloce, siamo in finale con la Spagna. I nostri ragazzi danno il massimo, resistiamo, ma non abbiamo il porto d’armi ed il giubbetto antiproiettile. Le loro battute perforano la nostra difesa. Miglioriamo, ci impegnamo, ci tuffiamo, rincorriamo, ci bruciamo le gambe sull’erba sintetica, ma si chiude con un 6-1.
Secondo posto, meritatissimo. L’argento è nostro, comunque. Bella figura. Ci guardano con rispetto ed io e Sergio Corino ci diciamo tutto, senza una parola, con un abbraccio.
Altro giorno, altro gioco. La galotxa non ha fatto le uova d’oro, né d’argento né di bronzo. Siamo quarti, dignitosamente, in un gioco che non è il nostro. E’ la prima volta che la giochiamo e forse, anche

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