Riceviamo e pubblichiamo da Giovanni Altare.
A Cerretto langhe, pais der balun, durante la manifestazione il Balun d’or sono stato insignito del premio Campau. Innanzitutto, vorrei ringraziare gli organizzatori, il comune di Cerretto e in particolare il direttivo della Apep che mi ha onorato di questo prestigioso premio.
Vorrei anche ringraziare la squadra di Niella Belbo di pantalera, con la quale ho giocato quest’anno, che mi ha permesso di vivere una stagione stupenda, a livello sportivo, di amicizia e di rapporti umani.
Un ringraziamento anche a tutte le persone che ci hanno supportato con il tifo e che ci hanno accompagnato in questa annata trionfante.
Riguardo al premio che ho ricevuto, e alla pantalera, riflettevo a chi dedicare un premio così bello.
Ho pensato allora, che io sono parte di un lungo fiume che inizia molto prima di me e mi auguro proseguirà per molto tempo e con molte persone.
Da questo fiume, ho scelto quattro persone, della mia famiglia, per me importanti, e che a modo loro hanno contribuito ad alimentare la pantalera ed il mondo sferistico.
Mio nonno Luigi, mio padre, il mio amico-fratello Fabrizio Buffa e mia sorella Elisabetta.
Mia mamma, mi raccontava di mio nonno Luigi e della sua passione per la pantalera.
Lui era della Cerretta e alla domenica, finita messa, con gli altri uomini, si metteva a giocare alla pantalera.
Mia nonna che era a casa con i figli e lo aspettava per il pranzo, un po’ si spazientiva, perchè faceva sempre tardi, ma non diceva nulla, perchè comprendeva che per quegli uomini, contadini, che lavoravano duro tutti i giorni, quello era l’unico momento di svago e di divertimento.
Mio padre Giacomo.
Nei fine settimana, ci portava dagli altri nonni a Murazzano.
Alla domenica pomeriggio, prendeva noi tre figli e andavamo in piazza.
A noi comperava un gelato all’ostu di Biestro e lui si metteva a giocare sulla piazza a pantalera, con una fasciatura improvvisata, fatta da uno straccio, oppure da un fazzoletto.
Il mio grande amico, fratello, Fabrizio Buffa.
Lui è quello con cui ho iniziato a giocare a pallone leggero alle scuole medie.
Abbiamo poi proseguito per diversi anni, finchè ormai grandi ci siamo buttati nel fiume della pantalera.
I primi anni con risultati poco soddisfacenti, poi pian piano, siamo cresciuti, migliorati e sono anche arrivate belle soddisfazioni.
Infine mia sorella Elisabetta, insegnante di educazione fisica alle scuole medie, che faceva praticare il pallone leggero, nella speranza che fosse propedeutico al balun e che qualche giovane si appassionasse e proseguisse.
Quattro persone a me molto care, che a titolo diverso, mi hanno accompagnato nel mio percorso di campau e giocatore.
Non solo a livello sportivo, ma soprattutto umano.
Chiudo augurandomi di poter essere per qualche giovane, da stimolo, per intraprendere la carriera sportiva di campau o giocatore di pantalera e poter quindi anche io contribuire ad alimentare questo fiume storico che è la nostra pantalera.
Sul campo si gioca per vincere e si deve dare il massimo, sapendo che anche le altre squadre lo faranno.
L’importante è divertirsi, creare legami, fare esperienze, conoscere paesi e persone.
Poi se si vince meglio.
E come diceva il mio amico Felice Zappa quando giocavamo insieme: «Comunque vada a finire, il corpo non deve patire» per cui finito di giocare, bisogna fare festa, mangiando e bevendo qualcosa insieme agli avversari.
jonny
LoSferisterio Il magazine della pallapugno e degli sport sferistici