Il modo migliore per seguire la finale? Andarla a vedere, ovvio. Ma per chi non ce la facesse, anche quest’anno faremo la diretta scritta sia sul sito che sulle nostre pagine social, magari con qualche intermezzo in diretta Facebook. E sempre sulla pagina Facebook, gallery live con le foto dei momenti clou della partita. Senza dimenticare gli aggiornamenti sulla app della pallapugno. Al termine poi spazio ai commenti e alle interviste dei protagonisti, oltre ad un ampio servizio su 11° Gioco che andrà online già lunedì. Insomma sabato se non potete essere al Remo Gianuzzi di Castagnole delle Lanze, per sapere come sta andando sapete cosa fare.
Serie A Trofeo Araldica
Finale – Andata
Araldica Castagnole Lanze-Torronalba Canalese 21 ottobre ore 14,30 a Castagnole delle Lanze
LoSferisterio Il magazine della pallapugno e degli sport sferistici
Secondo il mio modestissimo parere,un movimento che vuole entrare finalmente alla ribalta nel palcoscenico dello sport italiano DEVE avere per forza una visibilita’ televisiva.Io non dico per le partite di mezza estate,non si puo’ avere tutto,ma per le semifinali e la finale e’ d’obbligo cercare un emittente nazionale che trasmetta l’evento.Visibilita’ vuol dire sponsor che arrivano e investono facendo girare liquidita’.In caso contrario e’ facile prospettare una lenta agonia del settore.Comunque sia io e dei miei amici saremo a castagnole sabato.Amen.
Tutto bello e tutto buono, ma rilevo che due-tre anni fa il tambass, sport peraltro incomparabilmente più noioso del balon, ebbe una quantità di apparizioni su quei due canali negletti di Rai Sport, il 57 ed il 58, da far paura.
Finale scudetto, partite europee, e chi più ne ha più ne metta.
Possibile che RAI abbia un’avversione così profonda per la pallapugno? Credibile che al tambass dessero credito perché praticato in Lombardia, Veneto e Trentino (anche se poi vincevano sempre gli astigiani), mentre il basso Piemonte ed il Ponente ligure non se li fila nessuno ? Abbiamo un Presidente FIPAP che è un illustre politico nonché ministro o vice-ministro di qualcosa, possibile che non riesca a smuovere le acque?
Io abito a Bologna: quest’anno, in vacanza in Liguria, sono riuscito a vedere una partita di C1 a Diano Castello, sorbendomi un’ora di viaggio all’andata ed una al ritorno. Per il resto mi sono limitato alla lettura, ma non basta per seguire uno sport.
Non si riesce proprio a far di meglio sui canali tv ?
Domani mi godro’ la partita con mio figlio e amici.Ribadisco pero’,che il movimento va totalmente reiventato.Non e’ una critica alla Gino Bartali ma e’ purtroppo un dato di fatto. 1 visibilita’ mediatica,gia’ precedentemente citata con annessi sponsor di peso. 2 Accorciare di brutto le partite.Se vogliamo coinvolgere di piu’ i giovani e permettere agli anziani di godere dello spettacolo senza dover penare troppo,gli incontri vanno tagliati e soprattutto va ridotto il loro numero per accrescere l’interesse per ogni singolo evento.3 Invitare a incontri di cartello Vip del mondo dello spettacolo che possono,nei loro programmi,fare menzione dello sport e del mondo che ruota intorno ad esso.4 Gli impianti,nota dolente.A parte rare eccezioni,vedi Canale,Dogliani e Castagnole ,il resto e’ sparare sulla Crocerossa.Il tanto ormai citato Mermet DEVE essere il punto della rinascita.Campo con tribune coperte,museo della pallapugno,luogo di incontri e manifestazioni,fiore all’occhiello e vetrina nazionale di questo meraviglioso sport. 5 Potenziare il settore giovanile partendo dalla scuola,Piemonte e Liguria regioni d’obbligo.Si accettano controrepliche a questo mio pensiero.
E’ un bel dialogo questo che si è aperto, e contribuisco (spero non invadendo) con un’ulteriore tassello (anche perché non resisto quasi mai alle “provovcazioni”, quando sono intelligenti come in questo caso). 1. La lunghezza delle partite. Vero, quasi quattro ore possono essere molto lunghe (la partita che ho visto io è durata solo un’ora e venti, 11-1, ma era “anomala”, sennò mia moglie sarebbe scappata), ma credo ci sia da distinguere. Quattro ore in estate partendo dalle 21 è quasi impraticabile, quattro ore ieri pomeriggio – finale a partire dalle 14.30 – credo sia stata una lunghezza “bevuta” senza problemi dal pubblico, e anzi. Quindi butto lì un’idea, mutuata al volo dal tennis: perché per la regular season (o amichevoli o altro) non fare partite al 7 o al 9, mentre per le fasi ad eliminazione diretta (diciamo play off, play out o simili) confermare gli 11 giochi? In fondo nel tennis ci sono tornei “light” (2 set su 3), e tornei “strong” (slam e Davis) 3 su 5. Questo ad esempio consentirebbe una magigore diffusione estiva, quando in Piemonte e in Liguiria ci sono i turisti, da coinvolgere anche con biglietti promozionali, eventi ecc. 2. Impianti. L’unica partita cui ho assistito dal vivo si è giocata a San Benedetto Belbo, come ho già detto, ed ho trovato con imprevisto piacere un impianto del tutto dignitoso, anzi qualcosa di più (buoni seggiolini, ottima illuminazione, facile accessibilità con parcheggi, bar aperto). Certo, tutto è perfettibile, e non conosco altri impianti, ma quello lo aggiungerei alla lista di Alessandro. Chiaro che con piccoli accorgimenti si può sempre migliorare significativamente anche in altre piazze (che, ripeto, non conosco) forse più “datate” a livello infrastrutturale. Anche in tempi di scarsi fondi finanziari. 3. Settore giovanile. Qui l’esperienza come (ex) dirigente di rugby mi insegna che una prima squadra “competitiva” attira tantissimo i ragazzi, e le giovanili “fioriscono”. Forse (forse) i grossi (o medi) nomi seniores potrebbero impegnarsi per fare da traino, ma da quel che leggo i settori giovanili sono già ora in crescita, appunto migliorabile (soprattuto nel delicato momento del passaggio alle squadre maggiori, e qui mi chiredo ad esmepio come mai chio vince la serie B rifiuta di salire in A…). Mi ha fatto impresisone che una squadra della mia Provincia (Riva del Garda) abbia ben figurato nelle finali nazionali di palla pugno leggera (e ricordo che qui in Trentino si giocava alla “balonzina” fino a qualche decennio fa, due contro due o tre contro tre in piazze e strade dei paesi), terreno da dissodare e fertilizzare, partendo appunto dalle scuole.
Grazie, ciao Lorenzo
Impianto di santo stefano belbo,dimenticato,confermo la validita’.Hai forse azzeccato uno dei migliori del palcoscenico.Per il resto non si parla assolutamente di seggiolini ma di tribune o in cemento (pure vecchiotte) o in moduli di acciaio tutt’altro che di ultimo grido.Lo spettacolo a cui ho assistito sabato a Castagnole e’ stato di grandissimo livello,non da meno e’ stata la cornice di pubblico.Abbiamo nelle mani uno sport magnifico,che ha un passato glorioso,ben radicato con la nostra terra.Non buttiamo tutto alle ortiche ostinandoci a mantenere un sistema ormai obsoleto e non piu’ al passo coi tempi.La federazione deve rilanciare il settore con nuove idee ,fresche e moderne senza tralasciare le tradizioni vere e profonde di questa disciplina.siamo ormai vetrina del mondo essendo patrimonio dell’unesco e la pallapugno deve continuare ad essere un traino importante e un’identita’ concreta del nostro territorio.Scelte coraggiose per un futuro di grandi prospettive.
Eh, forse un equivoco: io avevo scritto “San Benedetto Belbo”, non Santo Stefano Belbo” (anche se curiosamente quella partita, 29 luglio 2016, era proprio tra Alta Langa e Santo Stefano). Ma va bene così, adesso so che anche lo sferisterio di Santo Stefano è all’altezza, bene. Volevo solo aggiungere una riflessione “aggiuntiva” sulla mia precedente proposta (bouitade?) di suddividere gli incontri in durata “al 9” per la regular season e “a 11” per i play off/play out. Ho notato che quest’anno in alcune occasioni (regular season) le “grandi” (Canale, Cuineo, Castagnole) si sono trovate sotto di tre – quattro giochi (ad esempio 2 – 5, 3 – 7), ma poi hanno regolarmente recuperato e vinto, con ogni probabilità perché sono più allenate, più attrezzate tecnicamente e mentalmente per incontri lunghi. Ecco, forse se quelle partite fossero finite al meglio dei 9 giochi, in qualche caso le “piccole” sarebbero riuscite a mantenere il vantaggio. Esattamente come capita che Nadal e Federe (Djokovich, Murray ecc.) perdano più facilmente un incontro 2 su tre che non uno 3 su 5. Forse questo consentirebbe qualche sorpresa in più e quindi un magigore appeal anche per il pubblico. Grazie ancora.
Scrivo e mi permetto di intervenire da molto lontano (Provincia di Trento) rispetto al baricentro della pallapugno, ma da simpatizzante (molto simpatizzante ormai) esterno alle dinamiche organizzative e divulgative, se da un lato concordo sul fatto che questo sport meriterebbe una visibilità televisiva (almeno a livello di finale di campionato, dall’altro mi sembra di cogliere, negli ultimi 2 – 3 anni (cioè da quando mi sono accostato, seguendo varie “provocazioni e istigazioni”, a questa disciplina e a questo mondo), un’evoluzione nelle modalità di comunicazione non marginale né poco significativa. Non c’è più la rivista cartacea (e mi dispiace), ma l’aggiornamento in tempo praticamente reale dei campionati, le interviste, l’interessantissimo dibattito sulle possibili modifiche future (aperto), l’attenzione alle altre competizioni “collegate”, sono tutte situaizoni e scelte che denotano (almeno a leggerle e fruirle da fuori) uno sforzo (e una pasisone) importante e genuino. E’ ovvio che tutto è migliorabile, e ad esempio secondo me le rirpese televisive (quelle che trovo su youtube o qui) fatte da dietro la linea di intra fanno perdere un buon 50% dell’effetto che si ha dal vivo stando laterali (una partita sola purtroppo fino ad ora, nell’estate 2016 a San Benedetto Belbo). E questo, per un neofita o un completo ignorante, è importante, per capire ad esempio il meccnaismo delle cacce. Ma appuinto vedo un’evoluzione, e la gradualità in queste dinamiche è importante (parlo per esperienza diretta come dirigente – a livello del tutto dilettantistico – in altro sport, il rugby). Quello che forse “manca” (uso le virgolette) è un qualcosa che “agganci” chi la palla pugno non la consoce o l’ha solo sentita (magari in modo distorto) nominare, per fargli nascere la tentazione di seguirla, di recarsi in uno sferisterio se capita da quelle parti. Poi, se un giorno una televisione a non enorme ma interessante diffusione (ad esempio DMax, oppure “8”, o “9”) dovesse essere coinvolta in dirette o almeno differite integrali, probabilmente la visibilità si innescherebbe, lentamente ma certamente. E magari il raggio della palla pugno si allargherebbe. Con tutto questo, domeni pomeriggio seguirò la diretta testuale … aspettando un gradino di più. Grazie a tutti e scusate l’intrusione.