giovedì , 6 Agosto 2020

Nino Piana sulle nuove norme del balon

Riceviamo e pubblichiamo l’intervento di ‘Nino’ Piana sulle nuove norme adottate dalla Federazione Pallapugno per il nuovo anno sportivo 2014.
 
E’ iniziato un nuovo anno anche per la pallapugno e sento il dovere e la necessità di fare una mia personale riflessione a proposito delle nuove regole che il massimo organo federale ha voluto deliberare per la nuova stagione agonistica.
Le regole sono fondamentalmente tre: abbassamento del montepunti dei giocatori per la formazione delle squadre, concessione di metri in battuta ad alcuni battitori e l’abolizione dei vantaggi sul quaranta pari.
Non mi dilungo sulle prime due, da sempre questioni annose nella pallapugno e da sempre fonti di contestazioni e discussioni, ma pur sempre riguardanti variabili tecniche, per così dire, marginali: la storia insegna che i migliori e meritevoli emergono comunque, nell’arco di una stagione agonistica, purché non si creino situazioni o disparità assurde e antisportive (quando i metri in più in battuta sono già di per sé antisportivi).
Altra cosa invece è la regola sui vantaggi sul quaranta pari: qui si va a toccare un pilastro del gioco, che io considero alla pari della volata o intra.
Se si fosse studiata un poco la storia della nostra disciplina si sarebbe appurato che già in varie occasioni si volle tentare di modificare questa norma. Qui cito le più famose: una volta la si abolì fino al riposo per poi riprenderla dopo l’intervallo; in un’altra venne praticamente abolita del tutto, ammettendola solo al raggiungimento da parte di una squadra del nono gioco. Comunque sia, è sempre stato un fiasco, un fallimento: è stato soprattutto il pubblico a decretare la fine degli esperimenti, deluso dallo spettacolo reso monco e insipido.
Infatti, sia i vantaggi che l’intra sono i capisaldi dello spettacolo cui si indirizza lo svolgimento del gioco: sono l’acme, l’orgasmo.
Se proprio si vuole valutare in termini di tempo il cosiddetto risparmio che se ne può ricavare (mi chiedo se qualcuno dei proponenti l’ha conteggiato veramente e seriamente) da questa drastica abolizione nell’arco di una partita, questo, a un calcolo per quanto approssimativo (eppoi, suvvia, non è accettabile il compromesso dei due soli vantaggi e l’eventuale terzo secco?), è tale da far considerare se ne vale la pena: da circa quindici a trenta minuti o poco più, a seconda dell’intensità o meglio dell’equilibrio e della durata della contesa. Anzi proprio quell’intensità, quella passionalità suscitata dalla partita, insomma la bellezza agonistica, ha ricavato la propria essenza, il proprio humus, anche dai vantaggi sul quaranta pari.
Una scontata considerazione: perché non modificano i vantaggi nel tennis, sport affine che ha una storia antica e parallela alla nostra e in quanto a pause e durate abnormi di certe partite non è certo da meno, se non ancor più dilatate? Infatti il tennis ha avuto tutt’altra e miglior fortuna, del tutto improponibile come raffronto. Questione soprattutto di un’altra mentalità, affrancata dal provincialismo, e di una migliore capacità mediatica e organizzativa, cioè dirigenziale tout court. E grazie alla miglior visibilità, certo, soprattutto televisiva, oltre alla coscienza professionale, su cui incide un’adeguata preparazione culturale del proprio ruolo, dei giocatori, diventati infatti professionisti a tutti gli effetti.
Che nel pallone, da un po’ di tempo a questa parte, vi siano state spinte eversive, mirate allo stravolgimento tecnico della disciplina, non è una novità: semmai c’è da stupirsi come il pallone sia riuscito a sopravvivere, nonostante tutto.
Ripeto ancora una volta quello che ho imparato in tanti anni di frequentazione degli sferisteri, tanto più dopo la trentennale ricerca che ha partorito i cinque volumi della Storia della Pallapugno – Pallone Elastico: il nostro antico, fascinoso e italico gioco è un oggetto molto delicato, nonostante la sua ultrasecolare vita, anzi proprio per questo, quindi va trattato con molta attenzione, con estrema cautela, con competenza, con passione, insomma con amore.
Altri sport affini hanno avuto sconquassi e rovine da una mutazione tecnica deleteria, basta guardare al bracciale, ormai defunto e limitato a poco più che esibizioni, e al tamburello, sulla via di un ridimensionamento esiziale, se non vengono modificate le attuali regole, che hanno demolito il vecchio popolare e glorioso tambass.

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Un commento

  1. Concordo totalmente con quanto espresso da Nino Piana: i vantaggi costituiscono un aspetto del gioco tutt’altro che secondario e la loro totale eliminazione potrebbe contribuire ad un eccessivo stravolgimento del gioco del pallone elastico e una diminuzione quasi certa dello spirito agonistico di certe partite. Se davvero il motivo è quello di ridurre la durata degli incontri (ma non se ne comprende bene il motivo), ebbene anche quest’ultimo aspetto costituisce un elemento distintivo e caratterizzante delle sfide, in quanto il pallone è anche sport di fatica e non sono poche le partite che si risolvono solo dopo ore di spettacolo e di autentica battaglia sportiva.

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