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Cosa fare per rendere più appetibile il balon?

Ultimo atto del nostro approfondimento: cosa fare per rendere più appetibile il balon? In tanti propongono tornei, esibizioni in piazze dove il balon manca da tempo o dove potrebbe essere ‘scoperto’. Una strada possibile senza dubbio, ma il punto secondo noi è un altro: bisogna creare l’evento. Il che non vuol dire sempre e solo campioni in campo, montepremi da urlo e via di seguito, ma anche la semplice di partita di campionato deve diventare un evento. Cosa vogliamo dire? Che non basta più un cuscino per vedere la partita, se parliamo di hospitality. Ma al tempo stesso non vuol dire sempre e solo offrire cena agli spettatori. Uno sferisterio deve essere comodo, deve avere servizi adeguati. Andare a vedere la partita deve diventare appetibile anche e soprattutto per i giovani. Di idee e proposte potremmo farne tante, ma ne bastano due per esemplificare: si parla sempre di terzo tempo nel balon, ma perché non si fa davvero, magari coinvolgendo e facendo conoscere i produttori del territorio? Oppure, perché non prendere esempio dai baschi o dai valenziani, dove la pelota è vista e riconosciuta davvero come uno sport della tradizione, tanto più che la pallapugno è stata ‘ammessa’ all’interno del riconoscimento Unesco di Langhe, Roero e Monferrato? Non siamo certo noi quelli più ‘adatti’ a dare le risposte, ci sono persone che fanno questo di mestiere… Altro aspetto: il merchandising non esiste. Ci abbiamo provato noi con qualche felpa e qualche polo, ma non abbiamo trovato grande seguito. Forse perché non c’è ancora la mentalità o forse, anzi sicuramente, perché non siamo così esperti in questo settore. Eppure, sempre rimanendo nel mondo dei baschi, c’è una azienda di abbigliamento che ha fatto un punto di forza del proprio successo con le polo dedicate alla pelota. Basta vedere il sito www.ttilika.com. Ma non demordiamo, magari con qualche consiglio in più, lo riproporremo anche noi. Ma le potenzialità ci sono: in quanti chiedono le maglie ai giocatori a fine campionato? E in quanti la vorrebbero? A Bubbio quest’anno la maglia rosa di Corino è andata a ruba, tanto che la società astigiana le ha rifatte viste le richieste. Restando sulla promozione un plauso a Massimo Vacchetto che sulla sua pagina ufficiale Facebook, quella dell’atleta, ha fatto degli splendidi tutorial sul balon.
Ma buttiamoci sul prodotto balon, la partita. Le 4 cacce sempre posate le abbiamo sperimentate in occasione di una edizione di un Pugno alla Sete e ammettiamo non ci hanno convinto. Alla fine si snatura un po’ anche il gioco: in certe situazioni, per esempio con una caccia favorevole sul 40-15 e in teoria gioco fatto, dovendo continuare a battere per arrivare a 4, si rischia di perdere quel gioco… Allora? Allora siamo ancora più drastici: la partite, almeno quelle della regular season, che spesso si giocano in notturna e in estate, non devono durare più di due ore. Si inizia alle 21, alle 23 finito. Magari quelli più giovani vanno ancora a bersi una birra. E quindi con biglietti ridotti per gli under 25, oltre che per le donne e gli over 75. Ma soprattutto partite ai 7 giochi, con caccia unica al primo 40 pari. Troppo tirata? Chissà, ma anche nel tempio del tennis a Wimbledon hanno storto il naso quando è arrivato il tie-break, eppure. Poi per le gare della seconda fase, per gli spareggi, le finali si torna all’antico, come a Wimbledon…
I giocatori, che poi sono quelli che in campo ci vanno, sono i primi da sentire su questo aspetto. Oltre ai rappresentanti in consiglio, hanno anche la possibilità di avere una loro commissione, la Commissione Federale Atleti (che tra l’altro è codificata dal Coni) che può portare le proposte dei giocatori in consiglio. Proposte che avrebbero un peso maggiore perché rappresentative di tutta la categoria e non il lavoro fatto da singoli giocatori. Perché non ‘rimetterla in piedi’, soprattutto dopo un’assemblea di tutti i giocatori, dalla A alla C2, che individui chi (che poi viene nominato nella commissione dagli stessi consiglieri atleti) davvero ha tempo e voglia di portare avanti le istanze di tutti i giocatori?
Infine l’ultima proposta a livello giovanile. Nulla di nuovo, ma copiato da volley o basket: le final four. Basta con un mese di gare tra semifinali e finali (con tanto di spareggio…): le prime quattro accedono alle finali. Semifinali un giorno, finali in quello successivo. I vantaggi? Beh, prima di tutto si finirebbe prima dell’inizio delle scuole, secondo ci sarebbe molto più seguito (perché sarebbe un evento, tornando al discorso precedente…: immaginate in uno sferisterio che ospiti le final four abbinate, per esempio, di Pulcini ed Esordienti. Sabato le quattro semifinali, domenica le quattro finali, sì anche quella per il terzo posto: provate a pensare quanta gente ci sarebbe sugli spalti con 8 squadre coinvolte. Basta vedere in quanti erano alle finali dei Promozionali che sono in gara unica. Terzo ci sarebbe una premiazione adeguata (e anche per i terzi e quarti che finiscono nel dimenticatoio, eppure sono state squadre più brave di quelle che hanno vinto il Trofeo Fipap) coinvolgendo, aggiungiamo obbligatoriamente, i giocatori delle società che organizzano e ospitano la final four. Perché non c’è niente di più bello per un bambino essere premiato dal suo campione preferito… Dicevamo prima della data: potrebbe essere il fine settimana dopo la Coppa Italia, o quello che precede l’inizio scolastico dove adesso c’è il meeting. Meeting che andrebbe anticipato ad inizio stagione, dove c’è voglia di giocare, dove anche i genitori hanno maggiore voglia di muoversi per vedere i loro ragazzi. Magari dividendo il meeting in due con i più piccoli da una parte e i grandi da un’altra, oppure facendo giocare solo i più piccoli.
Un sasso lo abbiamo lanciato. Ma in questo campo – promozione, giovani, spettacolarizzazione – di proposte potrebbe essercene mille, tutte diverse e tutte valide. Perché non mettersi tutti davanti ad un tavolo per lanciarne almeno un paio?
Ma dopo la nostra analisi vediamo anche le altre posizioni.

GIOCATORI – La parola ancora a Vincenti: «Colgo l’occasione per suggerire due cose che secondo il mio modesto parere potrebbero aiutare a snellire e rendere meno ‘noiosa’ la pallapugno. Segnare sempre e comunque quattro cacce prima del cambio campo a prescindere dal punteggio conseguito. Questo potrebbe effettivamente portare a lunghe sessioni di battuta per i capitani ma si può eventualmente ovviare ponendo un limite, per esempio 10 battute e poi si cambia campo a prescindere dal punteggio e dalla cacce e si ricomincia prendendo le cacce posate. Partite ai nove giochi. Il tutto come già detto per velocizzare la pallapugno in termini di tempo perché credo sia sempre più difficile trovare gente (specialmente giovane) che abbia voglia di rimanere spesso oltre tre ore a vedere una partita, soprattutto quando la maggior parte degli incontri si svolgono in orario serale terminando intorno alla mezzanotte. Credo questo andrebbe anche a vantaggio dei giocatori, che non essendo dei professionisti si trovano spesso a fare le ore piccole con inevitabili ripercussioni sull’attività lavorativa e sui tempi di recupero fisico. (…)  Parliamo poi della necessità di impedire con apposita regola agli over 50 di partecipare ad un campionato di serie A. Ora se il nostro fosse uno sport normale, gli over 50 sarebbero pensionati da tempo in quanto il ricambio generazionale fisiologico avrebbe imposto loro di rimanere ai box almeno da una decina di anni. Se questo non succede domandiamoci il perché andando a cercare la risposta nella politica di gestione dei settori giovanili che forse forse non funzionano poi così bene come ci viene raccontato. Se invece i giovani ci sono e poi si perdono per strada, dove vanno? Verso quali sport rivolgono la loro attenzione? Perché lasciano la pallapugno? Sono queste le domande che dobbiamo farci. Se invece l’origine della norma è la paura per l’incolumità fisica degli over 50, non credo che questo debba essere un problema del Consiglio Federale, perché esistono le visite medico sportive ed è pieno il mondo di over 50 che fanno maratone, iron man, corse ciclistiche… (…) Mi complimento invece per la scelta di adottare il timer nei cambi di campo e per scandire gli intervalli tra un battuta e l’atra, perché certi tempi morti rendono il tutto terribilmente noioso per lo spettatore ed anche per i giocatori».

FIPAP – La posizione del vice-presidente Fipap, Curetti. «Come già detto in precedenza il consiglio federale è pienamente disponibile a rivedere le formule dei campionati a partire già a partire dal 2019, ben vengano nuove formule che portino più interesse intorno ai campionati. Se parliamo di recuperare spettatori dobbiamo distinguere due gruppi: quello di chi già conosce la pallapugno e quello di chi la ignora totalmente. Gli ‘esperti’ di pallapugno sono in progressivo calo fisiologico dovuto all’innalzamento dell’età media degli spettatori. Fa, però, parte di questa schiera un cospicuo numero di persone che disertano gli sferisteri perché stanchi di assistere a partite o campionati dall’esito scontato. La scomodità di alcuni impianti e la lunghezza delle partite non aiuta di certo il recupero di questi spettatori. Per quanto concerne la captazione del pubblico ‘profano’, vale più o meno lo stesso discorso con l’aggravante che queste persone hanno la difficoltà di apprendere le regole non propriamente semplici del nostro sport. Cosa si può fare per provare ad invertire la rotta? Sicuramente l’introduzione di dispositivi che accorcino le partite o meglio riducano i tempi morti delle partite potrebbe essere un primo passo. Campionati più equilibrati potrebbero poi suscitare più attrazione verso i tifosi. Per la fase didattica ben vengano le libere iniziative dei giocatori, ma anche dovranno essere implementate ed integrate dalla federazione magari con l’ausilio di esperti. Da dicembre la federazione sposterà la propria sede nel palazzo del Coni a Cuneo, disporrà di locali certamente più economici e funzionali, ma potrà contare anche su capienti sale riunioni dove non vedrei male una formazione per le società sia per temi inerenti il marketing sportivo che per la formazione dei dirigenti e degli allenatori. Una profonda ristrutturazione dei due progetti annualmente finanziati dalla fondazione Crc, ‘Centro tecnico federale’ e ‘Progetto scuola’, ci auguriamo possa garantire nuova linfa ai settori giovanili societari. Personalmente ritengo molto interessante la proposta di far giocare le finali con la formula ‘final four’ che potrebbe essere l’evento conclusivo di ogni campionato giovanile. Sul tema molto delicato delle strutture sportive credo che sia giunto il momento di una presa di posizione netta della federazione, occorre che a livello politico venga riconosciuto unanimemente alla pallapugno la peculiarità di ‘sport del territorio’. Comprendo che alcuni sindaci sono un po’ refrattari a questo tema perché temono le gelosie e le invidie degli altri sport, dobbiamo però far capire che il nostro, non è solo un gioco o uno sport, ma un tratto storico e culturale delle nostre genti che trae origine da una tradizione identitaria di una larga fascia di Piemonte e Liguria di cui dobbiamo andare fieri. La Fipap dispone di un inventario dei luoghi e degli impianti della pallapugno, dovremo mettere in piedi una sorta di consulta tra i sindaci di questi luoghi e le società già presenti. Un’assemblea in cui ognuno per quanto gli compete si prenda le sue responsabilità. La federazione ha già messo in piedi un provvedimento per favorire la formazione di nuove società e l’insediamento in nuove ma antiche ‘piazze’, ma ci rendiamo conto che non basta senza un coinvolgimento più ampio».

SOCIETÀ – Le impressioni del presidente Lingua. «Il prodotto pallapugno ha sicuramente bisogno di un profondo restyling a livello commerciale e mediatico che sia in grado di adattarlo al tempo in cui viviamo. Non bisogna dimenticare che alcuni passi in questa direzione sono stati tracciati con la creazione della app che permette di avere live gli aggiornamenti sulle partite in corso e gli approfondimenti e i contributi filmati che proprio Lo Sferisterio in collaborazione con l’ufficio stampa della Federazione realizzano settimanalmente e che tanto successo riscuotono in termini di visualizzazioni. Ciò detto, manca completamente il discorso merchandising, sono convinto possa essere un aspetto da implementare. Così come negli altri sport, anche nella pallapugno i ragazzi sono spesso a caccia della maglia dei loro beniamini che tante volte sono costretti a negargliela perché ne hanno magari 2 o 3 per l’intera stagione. Credo sia una tematica da sviluppare, ragionando sul creare una linea di prodotti dedicati agli appassionati, che comprendano anche repliche delle maglie dei giocatori. Promozione significa anche creare un ‘evento finali’, un prodotto che abbia nella disputa della partita il suo momento principale ma che comprenda anche una serie di iniziative collaterali in grado di attrarre il pubblico. Penso a collaborazioni con le ATL, gli enti di promozione turistica e dei prodotti tipici delle zone in cui si disputano. Sul capitolo giovani, il modello final four personalmente mi piace molto, in tutti gli sport in cui si disputa questa formula ha sempre garantito spettacolo ed incontrato il favore del pubblico. Credo che, anche per i ragazzi sia il giusto coronamento della stagione potersi incontrare in una due giorni che metta di fronte le migliori quattro squadre del campionato con una premiazione finale alla presenza dei campioni delle serie maggiori, che sicuramente può essere motivo di orgoglio per i giovani atleti. Quanto alle innovazioni nel gioco, si parla da tanti anni di accorciare le partite ai 9 giochi, di eliminare i vantaggi e fare subito la caccia secca, di tracciare una linea ai 70 ed una ai trenta e di contare 2 quindici l’intra fatta da prima di quella linea (un po’ come il tiro da tre punti oltre l’arco nel basket), il rispetto dei tempi di cambio campo: queste solo per citarne alcune.  Sono arrivate anche proposte dal mondo arbitrale quali la creazione di un cartellino azzurro per i giocatori che si rivolgono agli avversari, ai compagni o agli arbitri stessi con un linguaggio poco consono, e che comporta la momentanea uscita dal gioco per il gioco in corso e quello successivo, idea che condivido e che andrebbe secondo me applicata a tutte le categorie, dai giovani ai senior. Ci sono tante possibili innovazioni che possono essere applicate alla pallapugno. Riguardo a queste ultime sicuramente occorre un percorso condiviso tra organi federali, Lega delle Società, rappresentanze dei giocatori e degli arbitri. Una tavola rotonda che però deve essere costruttiva e non solo incentrata sulla polemica. Tengo a precisare, che i contenuti di questo intervento sono stati espressi a titolo personale e che sarà mia cura portarli all’attenzione della Lega: la nostra posizione in merito alle innovazioni scaturirà da una scelta condivisa dei rappresentanti che insieme a me compongono il direttivo. Sono tematiche importanti sulle quali non ci siamo ancora confrontati essendo stati eletti da poco ed avendo affrontato in prima istanza il dibattito sulle formule per la prossima stagione in modo da poterle avere in tempo utile. Quello che posso sin d’ora affermare è che la Lega è più che disponibile a lavorare con le altre rappresentanze del mondo del balon per sviluppare una riforma, anche dell’impianto di gioco, che abbia come obiettivo quello di rendere ancora più interessante e seguito il nostro sport. Ciò senza pregiudizi verso nessuno ma con spirito costruttivo che siamo sicuri sarà il criterio di lavoro condiviso anche dagli altri interlocutori».

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