Non era in panchina, dopo le dimissioni, ma Giancarlo Grasso ha seguito la ‘sua’ Albese sino alla fine. ‘Ho telefonato ai ragazzi subito dopo la partita – spiega ‘Moreto’ – li ho salutati, ringraziati per questa stagione memorabile. Massimo era impegnato all’antidoping, ma il giorno dopo mi ha chiamato per condividere questa gioia incredibile. Sono orgoglioso di questo risultato, perché questa squadra l’ho costruita io. Dalla stagione precedente sapevo che Vacchetto era un talento: alla sua età, in 48 anni di balon, ne ho visti pochi giocare così. Ho cercato Giampaolo: l’avevo avuto nello scudetto vinto con Danna e sapevo che poteva essere l’uomo giusto per adattarsi al gioco di Massimo. E la stessa cosa vale per i terzini, Massucco, Unnia ed anche Danusso che ha fatto la sua parte quando Massucco era infortunato. Sin dal primo giorno ci ho creduto ciecamente: non lo dicevo per scaramanzia, ma era sicuro che avremmo vinto. Ed il campo mi ha dato ragione. Un gruppo di otto persone, compreso massaggiatore e asciugapalloni, che ha lottato per un obiettivo e lo ha raggiunto. Sono andato via per divergenze societarie, ma ho sempre sentito i giocatori sino alla fine, anche Giulio Abbate che era in panchina, ‘obbligandoli’ a crederci sino alla fine. Lo scudetto è loro e se lo meritano
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