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Mermet, quali sviluppi all’orizzonte?

‘Il Mermet: siamo tutti nel pallone’, questo il titolo dell’incontro lunedì sera ad Alba sullo sferisterio cittadino. Ma quali sono gli sviluppi? Dopo l’intervento di Nando Vioglio che ha ripercorso le tappe del ‘simbolo’ del balon albese, dalle origini sino all’attuale piano regolatore, si entra subito nel vivo con l’intervento di Vincenzo Toppino. Il ‘notaio’ voleva acquistare l’impianto per donarlo al Comune: una trattativa che non è andata a buon fine. «Di sicuro non farò altri passi in questa direzione. Ma ho studiato a fondo la questione e cercherò di percorrere altre strade. Lo sferisterio sin dall’inizio, quando fu costruito da Mermet è privato, non è mai stato donato al Comune, ma c’è un un diritto di uso comune, che prevede che si debba giocare al balon da marzo a novembre. Il proprietario è un nudo proprietario, quando non si gioca può utilizzarlo come crede, ma dal 1 marzo deve metterlo a disposizione della città solo per la pallapugno. Questo è un dato incontrovertibile. E allora dopo oltre vent’anni a Canale sono pronto a fare ‘qualcosa’ per Alba: a mie spese presenterò al Comune un progetto di riqualificazione ad uso civico e cercherò di far mettere un vincolo sul muro ai beni culturali: stiamo parlando di uno degli impianti storici in Italia, forse l’unico dove si gioca ancora. Non si può buttare giù il muro per fini commerciali. E contesto il progetto del piano regolatore perché non rispetta i dati: solo 171 metri quadrati sono privati, gli altri 2400 devono restare di uso pubblico e per il gioco del balon. E non si possono modificare come invece è stato fatto. Deve essere un campo regolamentare, non un campetto per la pantalera…».
Prova a rispondere l’assessore al bilancio albese Garassino. «Non c’è la formalizzazione del progetto, il piano regolatore continua a destinare quest’area prevalentemente per la pallapugno. Questo è un punto di non ritorno: il Mermet deve restare il Mermet, il campo del balon di Alba. Magari quella del piano regolatore non è la soluzione ideale, ma un compromesso tra le esigenze di un proprietario che su un’area privata vuole fare investimenti privati e una destinazione d’uso ben precisa verso la pallapugno. E ricordiamo che il progetto del piano regolatore prevede che l’intervento privato possa essere ricettivo e non residenziale. Come amministrazione valuteremo con grande collaborazione l’iniziativa del notaio Toppino».
Ma c’è un altro aspetto, sottolineato da Giulio Abbate, quello della gestione della società. «Due anni fa abbiamo vinto lo scudetto: Vacchetto è andato via perché è vero che la federazione ha ripescato Castagnole, ma per noi era un lusso. Lo sponsor Araldica produce vini, ma è astigiano… Di sponsor albesi non ce ne sono. E poi quando siamo andati in Comune non abbiamo avuto la garanzia di aver a disposizione l’impianto. E allora Vacchetto ha cambiato maglia. Alla fine nella scorsa stagione si è giocato comunque, ma è chiaro che serve una risposta diversa da parte degli albesi. Dal Comune riceviamo 1000 euro all’anno, ma la gestione e la manutenzione del campo è a carico della Pallonistica Albese. Soldi tolti al bilancio per l’attività sportiva, ma conoscete tutti le condizioni del Mermet: alcuni lavori non si possono rinviare se si vuole giocare».

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