02 gennaio 2008
Una delle regioni dove gli sport sferistici sono molto sentiti è Valencia. Tante le affinità con la pallapugno. Prima di tutto la "copertura” regionale: la pelota (meglio pilota in valenciano) vive nelle sole tre aree della Comunitat Valenciana, che sono sicuramente molto più popolose delle province del balon. La Comunitat sostiene economicamente la pilota perchè fa parte della cultura e delle tradizioni del territorio. Come da noi, il calcio o la pallacanestro la fanno da padrone nelle attenzioni dei valenciani e qualcuno addirittura può non sapere cosa sia la "pilota", ma tutto sommato la copertura mediatica è buona: i quotidiani dedicano ampio spazio alle partite, la televisione segue gli appuntamenti più importanti, magari non in diretta come fanno nei Paesi Baschi, ma comunque in modo approfondito e puntuale. Una delle differenze tra Valenciani e Baschi sta proprio in questo: la televisione basca (la potete vedere anche in Italia sintonizzandovi sul satellite al canale Euskadi Tv) trasmette le partite in diretta, offrendo alla Federazione molti soldi. Questo a Valencia non succede, ma i giocatori arrivano lo stesso ad avere lo status di professionisti come i colleghi baschi. Sono circa una trentina quelli dell’escala i corsa, una ventina quelli del raspall, le due discipline più seguite, mentre per fronton e llargues i giocatori (così come quelli non professionisti di escala i corda e raspall) hanno “solo” rimborsi spese piuttosto buoni, paragonabili a quelli dei giocatori di balon. Ma come funziona questo professionismo? Da alcuni anni i giocatori sono in una associazione, la ValNet, che li rappresenta e che li stipendia. Non esiste un campionato a squadre come il nostro, ma una serie di tornei (ovviamente quello più importante sarà quello che assegna il titolo assoluto): chi decide di organizzarne uno, oppure solo una partita singola, contatta l’associazione giocatori che provvederà a mandare i “pilotari”. Si paga per questo e si paga anche una quota sul montepremi delle scommesse fatte. Visto che il giro di scommesse per le gare di cartello arriva anche a 50.000 euro (e di partite se ne giocano tantissime nel fine settimana), unito al fatto che gli sponsor sostengono sia l’associazione giocatori che i tornei, si intuisce che il giro di denaro sia piuttosto consistente. I giocatori sono in un ranking stile tennis, ovviamente chi si trova più alto ottiene ingaggi maggiori e frequenti da parte degli organizzatori. Tutto questo senza perdere di vista quello che è la pilota: uno sport molto popolare, rimasto nelle tradizioni della regione di Valencia.Le scommesse
Già le scommesse. Un vero rito, come da noi negli anni migliori. Si punta sul quindici, il gioco, la partita. Come da noi si cerca una persona pronta a scommettere contro un’altra. Ma a raccogliere le scommesse non si improvvisa: ci sono due persone che fanno solo questo, girando tra gli spettatori con tanto di blocchetto che registra la puntata. Si punta sulla squadra rossa o su quella blu (visto che non ci sono formazioni come da noi, vengono formate di volta in volta dagli organizzatori, cercando di allestirle in modo equilibrato) quanto si vuole (generalmente il minimo è di 50 euro), poi alla fine si fa la fila al botteghino per ritirare la vincita. Una delle curiosità è quella che la partita inizia per un paio di giochi, poi praticamente si ferma per permettere di “chiudere” le giocate sulla partita. Poi quando si riparte, il gioco in campo si fa duro, ma si continua a scommettere sino alla fine.
Il trinquet Pelayo
La chiamano la “catedral”: il trinquet Pelayo di Valencia è il luogo per eccellenza della escala i corsa. In centro, ad un passo dalla stazione e dalla Plaza de Toros: al civico numero 6 di calle Pelayo, si trova un ingresso come tanti in mezzo ai palazzi. Dentro però si apre una struttura incredibile, alta e lunga quasi come uno sferisterio, tutta al coperto. Alle pareti le immagini dei giocatori valenciani più forti, di diverso dal passato solo il tabellone luminoso dei punteggi. E quando si finisce, tutti al bar, sempre all’interno, tra una birra ed una tapas.
L’escala i corda
Il llargues o il fronton li conosciamo perchè in qualche modo li abbiamo visti ai Mondiali, l’escala i corsa un po’ meno, perchè è una specialità un po’ diversa dalle altre. E’ un po’ come il "nostro" cordino: si può giocare uno contro uno, due contro due oppure tre contro tre. Il giocatore in battuta fa rimbalzare la palla su una “mattonella” che da lì deve cadere nell’area di risposta avversaria. Poi si gioca colpendo la palla sino al secondo rimbalzo, facendola ovviamente passare sopra la corda. La caratteristica è quella che i gradini vicino al campo di gioco dove si siedono gli spettatori sono “buoni”, come dicono i valenciani sono aria. Quando la palla arriva lì il pubblico deve proteggersi, ma deve stare fermo, senza cercare di fermare la palla (sarete fischiati da tutti...non solo dagli scommettitori), appena scende in “campo” torna giocabile, altrimenti se rimane incastrata nel pubblico viene fatta scivolare dall’ultimo gradino e rimessa in gioco. Ed il pubblico può stare anche sotto la corda, postazione dove abbiamo visto però solo i cameramen e i fotografi, tutti con il casco in testa...Come detto, vale tutto: se la palla viene mandata sul lato corto del trinquet (dove ci sono gli spettatori), sarà punto se non resta lì (come per il nostro intra), ma se rimbalza e torna in campo è di nuovo giocabile. Il punteggio è simile: 15, 30, 40 e gioco, gioco che vale 5 e si arriva ai 60. La palla è durissima, di cuoio, cucita all’interno e dunque fatta a mano. Si colpisce con la mano e non con il pugno: sul palmo i giocatori si “costruiscono” un guanto con nastro e piccoli pezzi di ferro.

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