23 dicembre 2008
Un articolo di Corrado Olocco su Gazzetta d'Alba, ha 'mosso' il popolo del balon che si è fatto sentire sul forum del sito internet dell'Associazione Giocatori. Ecco il pezzo di Corrado, quello di Franco Bruna, la risposta di Giorgio Vacchetto e quella di Corrado. Sappiamo che Giorgio - lo abbiamo incontrato oggi - ha pronto un suo bilancio sulla situazione attuale della pallapugno ed un confronto con quella di una volta. Appena ce lo invierà lo pubblicheremo. Ecco intanto il botta e risposta.E alla fine le tanto attese dodici squadre sono arrivate, almeno sulla carta, perché in realtà è molto probabile che siano solo undici, dando così vita a un campionato “zoppo”, metafora di ciò che è successo negli ultimi mesi nel mondo del balon, tra decisioni controverse e repentine marce indietro. Il Consiglio federale riunito sabato a Cuneo ha definito il quadro delle partecipanti a serie A e B, sciogliendo i dubbi affiorati nelle scorse settimane. Nella massima serie entrano anche Augusto Manzo Santo Stefano Belbo e Pallonistica Albese, violando così... l’embargo deciso ai primi di agosto dal Consiglio federale nei confronti delle squadre cuneesi, che, come è noto, non potevano essere ripescate. E invece Santo Stefano (semifinalista in B e quindi non promossa in A) e Alba (retrocessa tra i cadetti) potranno essere al via della massima serie nonostante il “peccato originale” di essere targate Cuneo. Le due società, in pratica, prenderebbero il posto delle liguri Pievese e San Leonardo, che hanno i diritti sportivi, ma non l’intenzione, di giocare in A. In realtà, è molto probabile che solo una tra le due illustri ripescate sia al via della massima serie; si tratta della Augusto Manzo, che ha allestito una quadretta formata da Cristian Giribaldi, Molinari, Scavino e Nimot. L’Albese, invece, domenica pomeriggio aveva più di un dubbio sulla partecipazione al campionato di serie A. La società del Mermet, come ci ha confermato il vicepresidente Giovanni Toppino, ha raggiunto un accordo con Daniele Giordano (quest’anno battitore in serie B a Bubbio, giocatore cresciuto nelle file dell’Albese) e aveva chiesto, per giocare in A, di poter usufruire di un vantaggio di quattro metri in battuta, mentre il Consiglio federale ha concesso, alle squadre con battitori esordienti, oppure sotto i 25 anni e che non sforino il “monte-punti”, due metri di vantaggio. Il bonus non è stato ritenuto adeguato dagli albesi, che a questo punto potrebbero fare la B con Giordano, anche se non è ancora del tutto esclusa una rinuncia all’attività di vertice e la partecipazione solo alle serie minori e alle categorie giovanili.
In parole povere, Santo Stefano e Alba hanno “barattato” il diritto alla A con Pieve di Teco e Imperia, ma Alba forse non giocherà perché è saltata una trattativa sui metri di vantaggio.
Non sembra neppure una vicenda sportiva e invece lo è. Per salvare le dodici squadre volute ad agosto sono state fatte anche alcune “offerte speciali”, come i già ricordati metri di vantaggio alla battuta, prassi ripescata in soffitta dopo anni di (meritato) dimenticatoio. Ne usufruirà San Biagio, che schiera il debuttante Dutto e, se ci sarà, Alba con Giordano, mentre non li avrà Santo Stefano, che ha un battitore debuttante, ma sfora il “monte-punti”.
Riepilogando, se Alba, non giocherà, la serie A 2009 vedrà al via Canalese (Campagno, Rinaldi), Imperiese (Orizio, Papone), Monferrina (Trincheri, Dotta), Monticellese (Giordano, Sciorella), La Nigella (Bessone, Massucco), Pro Paschese (Danna, Busca), Pallonistica Ricca (Corino, Fantoni), San Biagio (Dutto, Montanaro), Subalcuneo (Oscar Giribaldi, Bellanti), Virtus Langhe (Galliano, Giampaolo) e Augusto Manzo (Cristian Giribaldi, Molinari).
Quindi, una sola squadra ligure e dieci piemontesi, nove delle quali cuneesi (per fortuna che c’è Vignale!). Lo scorso anno le compagini della Granda erano 7 su 10 (il 70 per cento); quest’anno sono 9 su 11 (circa l’82 per cento), mentre le liguri sono scese da tre a una. Se si pensa che l’allargamento a 12 squadre, con annessi e connessi (vedi i criteri di ripescaggio contrari alle cuneesi) era stato giustificato con la volontà di ampliare l’area della serie A e favorire le squadre liguri, sorge il dubbio che qualcosa sia andato storto.
Corrado Olocco
(da Gazzetta d'Alba del 25 novembre)
Chissà perché, ma scorrendo le ultime vicende pallonistiche mi è venuto in mente l’incipit di Anna Karenina: «Tutte le famiglie felici si assomigliano tra loro, ogni famiglia infelice è infelice a suo modo». La nostra piccola famiglia della pallapugno avrebbe già mille problemi da risolvere e mille motivi per essere infelice, primi fra tutti il sempre più preoccupante restringimento nell’area di diffusione e il calo degli spettatori («Mi fa male vedere gli sferisteri che si svuotano», ha dichiarato recentemente Felice Bertola a Repubblica). Evidentemente, però, questi non ci bastano e per non farci mancare nulla abbiamo aggiunto, negli ultimi tempi, due farse e una faccenda (il gioco di parole è fin troppo facile) maledettamente seria.
Sorvolerò sulle due farse: i “mondiali” (con molte virgolette) in Ecuador, uno spreco di risorse e poco più che una gita-premio per un gruppetto di giocatori, e l’incredibile vicenda del numero delle squadre nel prossimo campionato di serie A, di cui ha già scritto Corrado Olocco nelle scorse settimane.
Due o tre considerazioni, invece, sul doping. Che anche nel balon girino un po’ troppe pasticche, è noto a molti. Se, anziché una volta all’anno, i controlli fossero effettuati più frequentemente, soprattutto durante la preparazione invernale nelle palestre, sono convinto che i casi di positività avrebbero una decisa impennata. Già così, comunque, sono una percentuale decisamente alta, superiore a quella di qualsiasi altro sport. Due giocatori positivi su una decina di controlli eseguiti tra il 2007 e il 2008, sono moltissimi. Alle Olimpiadi di Pechino, per fare un esempio, le positività sono state non più di dieci, di fronte a più di duemila controlli. E già questo dovrebbe far riflettere chi continua a dire che nel nostro sport il problema doping non esiste. Che poi Faccenda (il giocatore trovato positivo) dichiari di aver assunto sostanze proibite per altri motivi, non ha nessuna importanza.
Un ultimo appunto sulla sanzione che verrà comminata. Non troverei affatto sbagliato che, in futuro (le leggi vigenti non lo consentono), fosse punita, insieme al giocatore, anche la squadra, ovviamente con la perdita della partita, soprattutto (ma non solo) nel caso in cui il colpevole fosse il battitore, come avviene, del resto, nelle staffette dell’atletica leggera. Ha avuto un’eco mondiale, qualche tempo fa, il caso di Marion Jones, la bella velocista statunitense rea confessa (non era mai stata beccata, nonostante fosse stata controllata centinaia di volte...) di essersi dopata prima delle Olimpiadi di Sydney 2000. Ebbene, le medaglie vinte sono state tolte non solo a lei ma anche alle sue incolpevoli (fino a prova contraria) compagne di staffetta. E le staffette, proprio come le squadre di pallapugno, sono formate da quattro componenti.
Franco Bruna
(da Gazzetta d'Alba del 2 dicembre)
Leggendo l’articolo di Corrado Olocco, mi è sorta spontanea una domanda.. Cosa ci vuole dire l’amico Corrado? E lì per lì non sono riuscito a rispondermi, poi, leggendo l’articolo più diretto scritto da Franco Bruna ho capito.
In buona sostanza i nostri amici, ci dicono che, siamo uno sport senza speranza, che partecipiamo a delle “feste” mondiali e che nel caso un giocatore risulti “doppato”, non debba essere punito solo il giocatore, ma anche l’intera squadra.
A questo punto io rilancio. Caro presidente Costa, ma cosa hai fatto (ed insieme a lui tutto il Consiglio federale)? sei impazzito? Con la tua politica hai portato il numero delle squadre giovanili a triplicarsi e cosi facendo stai rischiando di non far “estinguere” il nostro port.
Hai permesso alla allapugno di uscire dai confini del Piemonte/Liguria, per farci andare per il mondo a cercare di difendere il Tricolore Azzurro (di cui siamo tremendamente orgogliosi), ma (grave errore) hai accettato dei compromessi, anzi ancora più colpevole, hai accettato la “creazione” di una disciplina che accorpasse una parte di ognuna delle discipline delle nazioni partecipanti (il gioco internazionale), ma ancor più grave, riesci ad ottenere finanziamenti che, continuando così, rischieranno di non far “estinguere” il nostro sport.
E per ultimo, caro presidente, accogliendo la richiesta dell’amico Bruna, perché non proponi di condannare non solo il giocatore, ma .. che ne so tutta la squadra, anzi tutta la società? Anzi, visto che la società fa parte del movimento della famiglia degli infelici (la pallapugno, “secondo Bruna”) perché non punire proprio tutta la Fipap, d’altronde è la Fipap che ha dato l’ok a far giocare quel giocatore. Anzi indirettamente, ma colpevole anche lui, il Coni...giusto, puniamo anche il Coni!
Cari Bruna e Olocco, non vi viene da pensare che alla fine, gli infelici che trasmettono le loro tristezze sul nostro mondo e oltretutto con uno strumento che colpisce parecchio l’opinione della gente, siate voi?
Il dubbio di aver buttato del fango in 5 minuti, su un lavoro di gruppo che dura da anni, non vi sfiora?
Per ultimo ma non per ultimo, pensate a questo, se il Consiglio federale non avesse deciso di fare l’allargamento (nei tempi giusti o sbagliati) oggi chi giocherebbe in serie “A”? Vi rispondo io, dati alla mano. Nove squadre TUTTE del Cuneese (Dolcedo non sarebbe stata ripescata, Pieve che ha rinunciato perché non ha più Giordano, Vignale che non avrebbe potuto essere ripescata)
Grazie a questo presidente (che a differenza di altri crede nei giovani) mai come quest’anno abbiamo squadre di “giovani” sia in A che in B. E se i “giovani” avessero creduto maggiormente in loro stessi, avremmo potuto avere altri atleti a competere in A. Vi chiedete chi? Ve lo dico i! Belmonti, Levratto e Giordano ad Alba con Voglino.
Il calcio (tanto per citare un sport poco conosciuto) investe nei giovani, tanto che addirittura, gli atleti sopra i 30 anni li conti sulla punta delle dita, ed anche se le giovani leve non hanno la classe dei più anziani, vengono buttati nella mischia, per crescere!
Ora con le politiche giovanili adottate dal Consiglio federale, i nuovi atleti arrivano (occorre pazientare ancora un po’ di anni, sempre che non ci estinguiamo prima “of course”)
Il livello tecnico scende? Forse, ma io non ho mai visto nessuno “nascere imparato”, diamo tempo a questi ragazzi di crescere! E intanto accettate un consiglio da amico vero, fatevi una “dose” di ottimismo.
Giorgio Vacchetto
Raccolgo l’invito di Vacchetto: spero che il campionato 2009 sia bellissimo, che l’Italia vinca i prossimi mondiali e, soprattutto, che non ci siano più casi di doping. Tre eventualità difficili, ma neppure impossibili (soprattutto la seconda), per cui cerchiamo, sotto Natale, di essere ottimisti.
Detto questo non capisco dove Vacchetto abbia visto il mio pessimismo. Nel mio articolo (che Franco Bruna ha in minima parte citato) non ho scritto che la pallapugno è senza speranza e non ho parlato di mondiali o di doping, ma soltanto della vicenda delle dodici squadre.
Per quanto riguarda l’attività internazionale, ho seguito i mondiali 2004 in Italia, gli europei del 1997, 1999, 2003 e 2007 in Olanda, Italia, Francia e Belgio, ho scritto un libro sugli sport sferistici di tutto il mondo e alcuni articoli per la rivista del “Musèe du jeu de balle” di Ath (Belgio). La mia posizione sull’argomento mi pare quindi chiara. Franco Bruna, come è noto, la pensa in modo diverso da me e ha tutto il diritto di scriverlo su Gazzetta.
Negli articoli sul caso di doping ho riportato la notizia senza commenti, interpellando il giocatore, il presidente e il medico federale. Senza “pessimismo” di sorta, anche se 2 casi di positività su 10 controlli tra il 2007 e il 2008 non sono uno scherzo.
Sulle dodici squadre ribadisco quando ho scritto già a fine agosto. La scelta del Consiglio è del tutto legittima, ma è sbagliata nei tempi e nei modi. Se l’allargamento della serie A fosse stato deciso a inizio stagione, non ci sarebbe stato nulla da eccepire. Su una decisione presa a play-out in corso confermo tutte le mie perplessità.
c.o.
(da Gazzetta d'Alba del 16 dicembre)

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