Il futuro degli sport sferistici

23 febbraio 2008

Lettera 'aperta' del consigliere Mauro Bellero al presidente dell'Aigipe, Giorgio Vacchetto.

Caro Giorgio noto l’entusiasmo dei ragazzi che accedono a scrivere sul sito dell’Aigipe, compreso Corrado e mi farebbe veramente piacere che questo entusiasmo fosse canalizzato ad ottenere i migliori risultati.
Ed è per ciò che ho deciso di scriverti la presente.Innanzi tutto vorrei precisare alcune cose onde evitare malintesi sull’uso delle parole.
La definizione di sport sferistici per me in uso è quella di Remo Giannuzzi:
gli sport in cui la palla deve essere obbligatoriamente scambiata tra le 2 squadre.
Quindi non centra nulla il posto dove si giocano, anche se ovviamente si giocano anche negli sferisteri, con o senza muro; la presenza della palla quindi è solo una componente, ma non una caratteristica peculiare, la quale ultima è lo scambio obbligatorio tra i 2 avversari.
Tutto ciò trae ovviamente forza dalla storia dei nostri sport e quindi Remo Giannuzzi non ha fatto altro che definire un fatto storico.

La storia è piena di casi d’interscambio, riferendomi solo all’ultimo secolo abbiamo Domenico Gaj classificato in 1° categoria nel bracciale piemontese, pallapugno e tamburello ed anche vincitore di tutti e 3 i campionati italiani di A di dette specialità, giocando da spalla o da battitore; Bruzzone tamburello e pallapugno ai massimi livelli, così pure Cocito; Paolo Gaj bracciale piemontese, toscano, pallapugno e tamburello, Pippo Lagorio pallapugno e palla a mano, Ghindò pallapugno e bracciale toscano e tralasciandone parecchi altri di 1 secolo fa, arriviamo a Manzo e Ricca vincitori della massima serie si nella pallapugno che nel bracciale toscano. Diciamo che poi con la formazione di società, nel senso che s’intende oggi, anche nei nostri sport e di ingaggi arriviamo ai tempi di Bertola e Berruti, Mara, poi Cerot, Capusso, di lì in avanti il legame con dette società limitava con gli ingaggi assai interessanti gli spostamenti e quindi l’addestramento in altre discipline prettamente della stessa famiglia.
Un’altra riprova si vede nel fronton one wall dove, vedi campionati italiani, i marchigiani sono arrivati dopo la loro selezione regionale, 12 coppie iscritte, provenienti da altri sport, di cui solo 1 coppia dal bracciale, tra l’altro atleti di minor livello, sono finiti ultimi a Nizza solo l’anno scorso, ottimi atleti, chi arrivava dal calcio, chi dal nuoto e così via, ma la classifica li ha messi in fondo, d’altronde non erano discipline che avevano attinenza tecnica con quelle sferistiche. Invece anche il più improvvisato pallonaro e tamburellista è andato sicuramente meglio, tra l’altro mi piacerebbe pur vedere un Beltrami, grandissimo tamburellista, esibirsi nel fronton. Inoltre i nostri dedicano pochi giorni all’anno a questa disciplina. Passiamo ora a parlare un po’ di mercato, visto che è magnificato un po’ da tutti, anche perché che ci piaccia o no esiste e si può solo affrontarlo; intanto cominciamo a vedere su che mercato operiamo. La nostra sfera di attività si dipana nel mercato dello sport, a lato ed in misura decisamente minore in quello del turismo. Detto mercato ha delle regole generali e che non si discostano da quello dell’auto, delle telecomunicazioni e così via; la prima e più importante, anche se pare pure la più banale è l’articolo quinto: 'Chi ha il denaro ha vinto'. Poi occorre vedere quale età ha detto mercato dove noi operiamo, nel caso dello sport nei paesi occidentali possiamo dire che si tratta di un mercato maturo, ovvero dove gli spazi disponibili sono stati già occupati, questi spazi si sono dibattuti tra il periodo di nascita dello sport cosiddetto moderno, ad opera degli inglesi nella seconda metà dell’800 fino agli anni ’80 del secolo appena trascorso; una classica prova di ciò la vedete quando parlate perché la pallapugno non c’è nelle città, la stessa Alba, chiedete a Raimondo, non sanno più cos’è, lui è andato nelle scuole e la percentuale di chi non sa dire una parola sulla pallapugno è spaventosa, il pubblico del Mermet è al 90 e più per cento dei paesi, non della città, ma questa situazione c’è a Cuneo, il suo vivaio è a San Pietro del Gallo, piccola frazioncina; ad Asti, c’è una società di tamburello di dimensioni straminime, Torino con 2 società minime di tamburello e pallapugno, Alessandria una di sport sferistici di una bravissima persona, Brescia, Mantova e Bergamo, non c’è più nulla di tamburello nemmeno a livelli minimi, così pure Trento, Verona, Bologna con una minisocietà di tamburello, così come Firenze con la società dei 5 amici al bar.
Non vado avanti, ma l’elenco si potrebbe protrarre ancora un bel pezzo spaziando anche in Europa.
A questo punto dopo questa presa di coscienza qualcuno potrebbe dire che non resta che abdicare, con il giro d’affari annuo per fatturato aggregato, di una delle dieci federazioni più importanti al mondo, ci basterebbe per i prossimi 10.000 anni a noi od a quelli come noi, almeno nella povertà abbiamo molta compagnia; ma purtroppo questi sono gli avversari, che non avendo interesse ad investire in paesini di 500, 1000 o 1500 abitanti ci lasciano vivere lì, perché in base al numero di possibili utenti l’investimento non varrebbe la pena, ma se per sfizio decidessero d’investire in un vivaio in qualcuno di questi paesini ci pulirebbero anche quelli.
Non vi voglio a questo punto tediare con tutta una selva di dati, che comunque prima o poi vi saranno passati anche sotto i vostri occhi, ma voglio solo dirvi che se fossimo in un mercato assolutamente libero molti sport piccoli sarebbero già scomparsi, nel senso che nel migliore dei casi si giocano per folclore in qualche festa del paese o della città e finito lì. Pallapugno, corsa con le slitte trainate da cani, horseball, korfball e così via potrei inserirne molti altri, direi per nostra fortuna con un po’ di statalismo tra Coni ed enti territoriali ci siamo e si sono in parecchi salvati per poter darsi un minimo di organizzazione sportiva.  
Ho fatto un mix appositamente variegato di specialità che hanno caratteristiche completamente differenti, perché vorrei che si ragionasse, come viene spesso reclamato dalle colonne del forum dell’Aigipe, da manager, o dirigenti che dir si voglia e quindi con saggia freddezza e non calda passione, la prima serve per dirigere i gruppi, la seconda per la moglie o fidanzate, anche se capisco che ciascun appassionato e tifoso di uno sport lo tratti come e meglio di una fidanzata.
Ora arriviamo al dunque, si può e se sì, come, uscire da una situazione di men che sopravvivenza?

Se m’impegno a scrivere queste righe ovviamente ne sono convinto e so anche che è percorribile.
In tutta l’Europa Occidentale e per le Americhe esistono una miriade di sport sferistici, (vedere definizione in alto), quasi tutti piazzati come la pallapugno ed ovviamente anche interscambiabili tecnicamente, nel senso che se un nostro od un loro giocatore volesse giocare un’altra disciplina sarebbe in grado di farlo quantomeno facendo una figura onorevole; chiaramente anche qui c’è chi fa più il gradasso, nel senso che chi guadagna 1200 € al mese alza più la cresta di chi ne guadagna 1000 ed a sua volta chi arrivasse a 1500 € pensa di essere il padre eterno, in realtà sono un po’ di bricciole di chi ne guadagna 300.000 al mese e per continuare indisturbato ha bisogno che ci sbraniamo tra di noi!
Ma chi non lo capisce ovviamente resterà a morire nel suo brodo. Orbene, creare una grande rete per un’unica connessione strategica di tutti questi sport porterebbe a presentarci di colpo con dati assai diversi complessivamente, diciamo paragonabili ad una federazione mondiale di media portata, vedi pallamano od olimpic handball e di lì in poi iniziare la corsa sulle multinazionali dello sport; tutto a gradienti, i primi passi sono già stati fatti, altri ne faremo, chi vuol collaborare può trovare tutto il suo spazio, chi non vuole è sufficiente non ostacoli, ma quando la strada è percorribile bisogna percorrerla, questa è fattibile e non intralcia altre iniziative più locali, ma anzi gli agevolerà proprio la strada verso qualche ulteriori conquista, che oggi come oggi, da noi può solo essere a discapito di altri, ma puntiamo per favore dove detengono le risorse e sapete benissimo tutti dove stanno, intanto creiamo la giusta aggregazione tra gli sport sferistici in Italia che, indipendentemente dal nostro amore dove sia direzionato, abbiamo solo da guadagnarci.

Mauro Bellero 


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