19 febbraio 2008
La storia di questo sport, a Torino, risale molto addietro nel tempo ed è strettamente legata alle vicende della città. Nel XIV secolo esisteva già un gioco della palla, nell’area dell’attuale piazza Duomo, sul lato sinistro della 'casa del Prevosto', o 'Prevostura'. Dice infatti il Cibrario, nella 'storia di Torino': «verso la casa della Prevostura si costruì, nell’ottobre 1385, una tettoia nella quale Amedeo VII, detto il Conte Rosso, pigliava sollazzo al gioco della palla col suo bel cugino Amedeo, Principe d’Acaja». E’ in questo documento che abbiamo notizia per la prima volta del 'trincotto': il gioco era effettuato con palle di cuoio e con racchette di cordicelle intrecciate, oppure con palette di legno. Risale alla metà del 500, gestito da una certa Madama Catterina Maraviglia, detta 'la Veneziana', e frequentato specialmente da gentiluomini ed ufficiali ed anche da Emanuele Filiberto. Nel XVI secolo incomincia ad avere voga anche il gioco del bracciale, che era praticato in cortili estesi o su terreni con l’appoggio di un bastione o di un edificio.
Un altro gioco della palla molto noto era quello denominato 'trincotto rosso', che si praticava negli edifici esistenti sull’area dell’attuale teatro Carignano, così chiamato perché le pareti erano, come in tutti i 'trinquets' esistenti in Francia, tinteggiate di rosso, affinché la palla fosse più visibile.Il trincotto rosso devastato durante assedi e guerre civili venne restaurato alla fine XVII secolo e in seguito acquistato dal Principe Luigi Amedeo di Savoia che vi fece costruire nel 1752 (su disegno del Conte Benedetto Alfieri) il teatro Carignano.Nel 700 l’attività pallonistica è particolarmente intensa.
Nel sobborgo detto del pallone (il 'Balon') era in piena attività uno sferisterio per il gioco del bracciale che aveva una lunghezza di 30 tabucchi (quasi 92 metri) ed era dotato di una specie di muro d’appoggio costituito dal fianco di uno dei molti opifizi esistenti allora nella zona. Lo sferisterio del balon era assai frequentato ed era talvolta teatro di sfide, con rilevanti poste, accompagnate, già allora, da scommesse; e non mancavano manifestazioni di tifo campanilistico e di faziosità tumultuose da parte del pubblico. A volte, in questo sferisterio, anche quadriglie 'forestiere' scendevano in campo per disputare sfide contro gli 'assi' locali. Alla fine del 700 il gestore del gioco torinese era un certo Marchesio (o Marchisio), rinomato giocatore.
In atti notarili di inizio 800 si legge che la città di Torino diede in concessione la privativa dei giochi del pallone, della palla e delle bocce 'nei siti delle antiche fortificazioni'. Verso le metà dell’800 il gioco del pallone era praticato in un fossato della mezza luna dei baluardi della Cittadella, pressappoco nell’area dove oggi sorge la Chiesa di Santa Barbara. Non era l’unico: alcuni scrittori dell’epoca parlano di questo tipo di sport facendo riferimento, in Torino, a tanti siti in cui sorgevano sferisteri; quello della Cittadella scomparve con la demolizione della cintura fortificata e con lo spianamento dei fossati per l’apertura di nuove vie cittadine.
In Italia il gioco del bracciale, in quell’epoca, si sviluppò sempre più: iniziarono a sorgere campi da gioco costruiti appositamente e non più ricavati da bastioni di fortificazioni. Un esempio può essere Torino, città in cui venne eretto un bellissimo sferisterio, a cura dell’Amministrazione Comunale. Con deliberazione del 24 aprile 1867 il Consiglio comunale approvava la costruzione di un 'gioco del pallone' sul lato nord dell’isolato San Glicerio su progetto dell’ingegner Vincenzo Filippi; largo 26 metri e lungo 128 metri, aveva al suo interno un caffè-birreria e un’edicola per le scommesse. Venne concesso in affitto triennale, a seguito di asta pubblica e i locatari avevano l’obbligo di firmare clausole d’affitto che proibivano l’introduzione di 'abusi, cabale o intrighi'. Nel caso in cui il contratto non fosse stato rispettato la Città avrebbe avuto facoltà di 'sciogliere immantinente il contratto'. Ciò affinché il 'campo da giuoco fosse sempre a disposizione dei dilettanti giocatori torinesi', come riportato da alcune clausole del relativo capitolato di affittamento deliberato dalla Giunta Municipale il 20 novembre 1867. Questo sferisterio comunale non ebbe una lunga vita; esigenze urbanistiche ed edilizie ne resero inevitabile la soppressione e l’abbattimento, come riportato su delibera del Consiglio Comunale il 16 febbraio e il 27 giugno 1883.
Anche il tamburello aveva sempre più larga diffusione. Verso la fine dell’800 si ha notizia di una rudimentale 'lizza' nella vecchia Piazza d’Armi; è questo il campo da gioco in cui iniziarono la carriera sportiva a Torino quasi tutti i più rinomati tamburellisti locali. In Piazza d’Armi, nello Stadium e nella spianata del giardino della cittadella il gioco del tamburello ha continuato ad avere vita fino a tempi molto recenti.
Nel 1894, nel borgo Vanchiglia, in via Napione, sorse un altro sferisterio intitolato ad Edmondo De Amicis. Proprio in quell’anno venne inaugurato con gare di bracciale toscano, fra terziglie denominate 'dei bianchi' e 'dei neri'. Uno sferisterio munito di reti metalliche a difesa degli spettatori.Il popolare sferisterio E.D.A. è stato chiuso alle competizioni nel 1965 e demolito nel 1967 e l’area adibita a costruzioni civili. Alla 'compagnia dei giocatori' e allo sferisterio di Via Napione è dedicata la massima parte dell’opera 'gli azzurri e i rossi' di Edmondo De Amicis. Il campo da gioco era frequentato da personalità illustri della letteratura, dell’arte, della scienza, della politica. Grandissimo è stato l’influsso che lo sferisterio di Borgo Vanchiglia ha esercitato nella storia di tutto lo sport sferistico; vi si sono avvicendate tre generazioni di assi del pallone, del bracciale, del tamburello; è stato teatro di memorabili contese, di sfide e di tornei, è stato la fucina, il trampolino di lancio per moltissime promesse che vi hanno conseguito le prime vittoriose affermazioni della loro carriera. Ed è stato il primo sferisterio dotato di impianto di illuminazione per le gare in notturna.
All’inizio del secolo venne costruito un nuovo elegante sferisterio denominato dapprima 'palestra sportiva Umberto I' e dopo il 1908 'Palestra sportiva De Amicis'. Questo campo da gioco venne demolito nel 1922.
Un terzo impianto venne costruito nel 1915 in via Cigna angolo via Del Fortino denominato 'Dora'”; tale sferisterio ebbe vita travagliata, dopo appena un anno di attività infatti venne requisito dall’autorità militare dall’agosto del 1916 al giugno 1920. Fu chiuso nel 1925 ed adibito a magazzino di deposito di materiali vari.
L’abbattimento dello sferisterio di via Napione aveva creato un vuoto gravissimo in tutta l’attività pallonistica. Si deve all’opera instancabile ed appassionata di Bruno Manfredi la costituzione, nel 1970, del gruppo sportivo 'pallone elastico Giovanni Aschieri di Torino': le quadriglie di questa società giocavano in una rustica lizza, livellata alla meglio, senza sottofondo, su un area incolta in regione Mirafiori lungo corso Siracusa.
Nel 1972 l’Amministrazione comunale incominciò i lavori per la realizzazione, in quell’area, di uno sferisterio. Il campo da gioco progettato dal Civico Ufficio tecnico dei lavori pubblici risultò essere tra i migliori sferisteri esistenti.
Sono inoltre collegati alla città di Torino i principali eventi della vita organizzativa ed agonistica del pallone elastico: nel 1920, la prima 'Federazione Pallonistica Italiana', nel 1951 la nascita della 'Unione Italiana Pallone Elastico' divenuta poi 'Federazione Italiana Pallone Elastico' e oggi 'Federazione Italiana Pallapugno', nel 1969 la 'Federation Internazionale de Ballon et de Balle', tra la Federazione Italiana Pallone elastico e le federazioni francesi di 'ballon au poing' e di 'paume'; il primo campionato italiano di pallone elastico si è svolto nel monumentale 'stadium' torinese.
C’era una volta lo sferisterio..
Prima che fosse abbattuto il muro dello sferisterio di via Napione sono andato per scattare alcune foto: non volevo che si perdesse per sempre quella scritta bianca su fondo blu: “IL GIUDIZIO DELL’ARBITRO E’ INAPPELLABILE”, cancellata da uno strato di intonaco. Subito un velo di tristezza: della maestosa imponenza che mi colpì anni or sono, quando lo vidi per la prima volta, restava ormai un pallido e scalcinato muro come molti se ne possono trovare nelle zone di Torino.
Mi sentivo sovrastato nel fisico e dall’alone di leggenda che ha sempre accompagnato il solo nominare lo sferisterio E.D.A.: anche se si dice 'in Via Napione' e non a Torino, o all’EDA, o allo sferisterio. E poi l’ingenuità del giocatore di pallone 'anomalo' quale io ero: «Com’è possibile commettere fallo oltre quel muro?». Poi la scoperta della sua fine: così il mio sopraluogo si trasforma in un malinconico pellegrinaggio...Cammino nel cortile-parcheggio e mi sembra di attraversare i Fori Imperiali.
Calpestare, metaforicamente, la polvere calpestata dai Cesari e quella che ha visto le battute ed i ricacci di Balestra, Bonsignore, Capello, Ghindo, Manzo, Rossi (in ordine strettamente alfabetico), spesso vivacemente descritti dall’avvocato Mussi. Accompagnato da un inquilino, ho attraversato l’androne di una casa e mi viene mostrata la targa dedicata ad Edmondo De Amicis al quale fu intitolato, nel 1922, lo sferisterio di via Napione 34. Dopo, camminare lungo il muro, aver paura di toccarlo, profanarlo, scoprire che da una strana piramide dipinta sporgono ancora i ganci arrugginiti per il 'cordino'.'Tempo fa mi saltò all’occhio una notazione curiosa: in via Napione si batteva con il muro a destra, contrariamente alla tradizione piemontese (solo per pochi anni, dall’inaugurazione del 1894, si battè all’opposto).
Adesso una nuova constatazione: la metà campo era posta ai 47 metri! Poi, quei fori sul muro. Mi hanno fatto ricordare due aneddoti raccontati da chi ha avuto la fortuna di respirare quell’aria epica. Cerrato e Gay non si davano pace perchè quel giocatore batteva palloni stregati, malgrado l’accurata pulizia della mano sembrasse fugare ogni dubbio. Quella volpe della sua spalla usava, la mattina della gara, introdurrre una magica mistura (vaselina e polvere di piombo!) in uno di quei fori, nei quali, con noncuranza, il battitore poi introduceva un dito malandrino. Che dire, inoltre, della volta in cui un pallone battuto da Balestra solcava l’aria ed impattava nel corpo sventurato di una rondine appena uscita dal foro-nido dello sferisterio? Pallone che non passa il 'mezzo', contestazioni della tifoseria e animale stecchito al suolo. Aneddoti che sembrano diventare leggende, ora che sparirà un pezzo di memoria storica pallonistica...e di Torino.

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