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Tanti infortuni, perché? Lo abbiamo chiesto al dottor Maurizio Giacchino

Tanti infortuni, o comunque situazioni a ‘rischio’ in questo avvio di campionato: molti giocatori hanno risolto i loro problemi (nel fine settimana rientra Pettavino e Paolo Vacchetto sarà in campo), altri sono ancora ai box (come Orizio, in dubbio anche Grasso). E allora abbiamo chiesto al dottor Maurizio Giacchino, medico sportivo e direttore scientifico del Medical Lab di Asti, qualche considerazione in merito, anche perché in molti sono passati da lui per risolvere i loro guai fisici e dunque ha un quadro completo delle problematiche emerse.
«Come in tutti i campi non possiamo generalizzare e banalizzare i concetti lasciandoci trasportare dalle sensazioni. Quindi sono doverose alcune considerazioni. Non tutte le preparazioni sono omogenee e quindi non si può generalizzare il giudizio, ma senz’altro l’allenamento di forza non è da criminalizzare perché è la base della prevenzione degli infortuni muscolari. Infatti negli ultimi anni c’è stato un decremento degli infortuni nei distretti impegnati nel gesto tecnico tipico del pallonista (spalla ed arto superiore). Ovviamente l’allenamento di forza non può essere generico, ma deve essere personalizzato in senso sport specifico (allenamento per la pallapugno), ruolo specifico (a seconda del ruolo ricoperto) ed atleta specifico (nel rispetto della fisiologia del singolo atleta e delle sue caratteristiche morfologiche e funzionali).
Inoltre non si può estendere il giudizio sugli infortuni a tutti i pallonisti come categoria omogenea, in quanto alcuni battitori si dedicano alla pallapugno in modo pressoché professionale, mentre altri (parte dei battitori delle categorie inferiori e le spalle ed i terzini anche delle compagini di prima fascia) devono conciliare l’attività agonistica con il lavoro e quindi possono essere penalizzati nel competere con atleti più ‘dedicati’ alla disciplina.
Gli infortuni muscolari sono oggettivamente aumentati nella pallapugno a carico del bacino e degli arti inferiori, ma se consideriamo il calcio top level, vediamo che pure in presenza di staff di primissimo livello e di programmi di prevenzione, gli infortuni muscolari sono invariati negli ultimi 13 anni ed anzi incrementati del 4% all’anno per il distretto dei flessori della coscia (dati ufficiali della commissione medica UEFA). Quindi non è così semplice riuscire ad incidere con dei programmi di prevenzione.
Il passaggio, poi, negli anni da una pallapugno più ‘palleggiata’ con scambi prolungati tra i capitani ad una più dinamica e ‘nervosa’, con il tentativo di chiudere rapidamente il 15, necessita di doti atletiche eccellenti e quindi soprattutto nelle fasi terminali di incontri protratti per molte ore, si possono verificare infortuni in soggetti meno condizionati dal punto di vista della efficienza atletica (reattività, recupero rapido della coordinazione su palloni con effetti imprevisti, variazioni continue di direzione…
Il clima inoltre può avere la sua influenza (ad esempio la differenza di impatto sul pallone meno elastico è nota in ambiente freddo ed umido): così come ad esempio nel calcio è di osservazione comune come sia più frequente che incorrano in infortuni muscolari durante l’inverno, gli atleti delle squadre di Milano o Udine rispetto a quelli di Napoli e Palermo. Analogamente nella pallapugno osserviamo più infortuni ad inizio e fine stagione quando le bizzarrie del clima sono maggiori.
Non ultima la scarsa sensibilizzazione di alcuni atleti (per fortuna sempre meno) circa le problematiche di una corretto regime alimentare che rappresenta una base irrinunciabile per la corretta gestione delle energie dell’apparato muscolo-scheletrico».

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